Bancarotta milionaria, due arrestati
Formigine. Indagine della Finanza su un fallimento sospetto di una ditta di trattori agricoli: scoperto meccanismo a catena
FORMIGINE. Un meccanismo che si era ormai ripetuto due volte e che avrebbe potuto continuare nel tempo. All’esterno bastava in pratica cambiare l’insegna, mutare il nome della ditta (che si occupa di attrezzature agricole, trattori e pezzi di ricambio nel settore e che ha sede nel territorio di Formigine), poi tutto lo staff, compresi gli stessi lavoratori, continuavano il lavoro di sempre sino al prossimo cambio di nome e di intestazione. I vari passaggi servivano a eludere il fisco, a non pagare i fornitori, a non versare contributi, In pratica la strategia utilizzata era di avviare una società, indebitarla verso i fornitori e, soprattutto, verso il fisco e gli enti previdenziali, svuotarla cedendo le attività ad un'altra società appositamente costituita (newco), occultando la contabilità in modo da non consentire la ricostruzione delle operazioni commerciali e la destinazione dei flussi finanziari.
La Finanza di Modena ha scoperto il gioco e ha arrestato, nella zona di Modena e Soliera, due imprenditori e denunciato altre tre persone coinvolte a vario titolo, per una bancarotta milionaria. L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Marco Imperato della Procura di Modena, ha portato agli arresti domiciliari per i due imprenditori, con perquisizioni di quattro abitazioni e sei aziende, insieme al sequestro preventivo dei proventi dei reati contestati: soltanto quelli di natura tributaria sono stati quantificati in un milione di euro circa. L'accusa è quella di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ed evasione fiscale per omesso versamento delle ritenute Irpef dei dipendenti. I debiti fiscali e previdenziali sono arrivati a toccare i 4,5 milioni di euro.
Ecco il meccanismo: dopo il fallimento dell'impresa originaria del settore dei macchinari agricoli e la costituzione della “newco”, si procedeva al trasferimento alla nuova impresa di tutti i beni aziendali (avviamento, clientela, know-how, attrezzature) della società gravata da debiti milionari e al progressivo svuotamento di quest’ultima così da renderla di fatto non aggredibile da parte dei creditori, erario compreso. Per ostacolare gli accertamenti gli amministratori non esibivano né al curatore, né alle Fiamme Gialle, le scritture contabili obbligatorie necessarie per la ricostruzione dei reali rapporti gestionali: ciononostante, dai controlli incrociati effettuati dai finanzieri è emerso come a fronte delle cessioni di beni, in alcuni casi, non sarebbero avvenuti pagamenti mentre nel caso della vendita di un capannone aziendale la maggior parte dell’importo pagato alla fallita sarebbe stato dirottato su conti personali degli indagati. I successivi sviluppi investigativi, hanno consentito ai militari di individuare una terza società fondata sulle ceneri della precedente newco che, nel frattempo, era già entrata in stato di fallimento.
Stefano Totaro
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