I disastri fanno scuola La formazione? In ateneo
Modena, al via le lezioni per prevenire le emergenze, dalle alluvioni ai terremoti Promotori il Comune, l’Esercito e l’Arpa regionale per avere tecnici preparati
Il sima del 2012 e poi l’alluvione del 2014. Passando dalle super-nevicate che hanno messo in ginocchio pianura e collina modenese. E anche un paio di nubifragi e trombe d’aria, per non farsi mancare niente, tutti concentrati in un territorio ristretto e fragile come quello modenese.
Da quelle esperienze è maturata la consapevolezza che c’è molto da fare sia per migliorare la macchina dei soccorsi che per affinare previsioni e organizzazione per non incappare nei blocchi e nei ritardi che sono rimasti negli occhi e nella memoria delle popolazioni colpite. Di qui, dopo due anni di lavori preparatori, la scelta di creare a Modena, all’interno dell’ateneo, un vero e proprio corso di perfezionamento in emergenze terroriali, ambientali e sanitarie. Finanziato con 25 mila euro da parte della Fondazione Cassa di Risparmio, aperto ai diplomati, 60 posti aumentati in corsa a 65 visto che le iscrizioni sono fioccate sino a quota 100, il corso offre ai partecipanti 45 crediti e per 300 euro di iscrizione propone 210 ore di lezioni e 250 di tirocinio. Particolare decisivo: dieci posti ciascuno sono riservati ai tre enti promotori del corso, ovvero Esercito italiano, Comune di Modena e Arpa, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, proprio per il ruolo di moltiplicatori di competenze e conoscenze e per l’impegno in prima linea dimostrato nelle emergenze.
Un sogno nel cassetto? Quello di trasformare l’esperienza di Modena in una formazione d’eccellenza a livello nazionale, come hanno lasciato intendere sindaco, rettore e il comandante dell’Accademia alla presentazione del corso. Le potenzialità ci sono visto che a Modena ci sono scuole di alta formazione e ricerca come università e Accademia, utenti potenziali sempre pronti come gli allievi ufficiali, e un pilastro locale della Protezione Civile nazionale che è stata mobilitata di continuo negli ultimi anni, nelle peggiori condizioni operative. E gli interventi di questi mesi nelle zone del sisma sono ancora in corso.
«Proprio dopo l’alluvione del 2014 - racconta Paolo Lauriola, vertice e anima dell’Arpa di Modena - Il Comune chiese a noi e anche all’ateneo di creare una sorta di corso di formazione specialistica sulle emergenze ambientali e non solo. Su quella base è nato il Centro Emergenze Salute e Ambiente e oggi siamo arrivati al corso di formazione, con programmi dettagliati e docenti specializzati negli indirizzi scientifico-tecnologico, medico-biologico e giuridico-economico».
Decisamente ottimista il responsabile Arpa regionale, Giuseppe Bortone, che ha sottolineato la novità nel tradurre l’emergenza ambientale in un complesso di provvedimenti che puntano a regolare non l’imprevedibilità di eventi estremi ma il loro contenimento per affrontarli con il minor danno possibile.
Soddisfatto pure il generale Giorgio Battisti, che nei mesi scorsi, da comandante degli istituti di formazione militari aveva raccomandato la maggiore apertura possibile per le iscrizioni. Lo scopo? Favorire la preparazione dei militari in ferma breve o prolungata che dopo il congedo avrebbero potuto spendere esperienze e competenze nella protezione civile. Risultato raggiunto.
Oggi i militari accettano di buon grado, anche seguendo le indicazioni degli organismi militari europei della stessa Nato, di intervenire nelle grandi calamità con il loro apparato organizzativo, fatto di mezzi imponenti, diffusi in maniera capillare e con personale ben addestrato.
Il generale Antonio Battistini da parte sua ha spiegato in pratica come vengono montati in breve tempo i moderni rifugi, gli shelter, che sono il cuore degli ospedali da campo, perfettamente sterilizzati, preparati in breve tempo lontano dai luoghi d’impiego ma facilmente montabili e pronti in una manciata di ore.
«Nelle emergenze non sono secondarie le questioni legali, giuridiche - spiega il professor Marco Gestri - Ad esempio a livello europeo ci sono fondi a disposizione per le calamità, e per i sismi dal 2012 a oggi l’Italia ha ricevuto quasi 400 milioni. Sempre a livello europeo è aperta la questione sulle spese dei singoli Stati: vanno esclusi dai vincoli di bilancio? Secondo noi, sì».
Gianluca Valensise, dirigente di ricerca dell’Ingv, specialista di modelli matematici che affinano la capacità di (relativa) prevedibilità dei terremoti, è stato chiaro: «L’Italia è l’unico paese al mondo con mille anni di descrizione dei terremoti ma una previsione assoluta è impossibile. L’Appennino ad esempio ha regimi tettonici diversi rispetto alla pianura padana. Quest’ultima ha sismi più piccoli e rari ma a volte anche più insidiosi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
