Incredulità a Zocca: «L’assassino smascherato dopo 26 anni? Nessuno sapeva chi fosse»
A Zocca ben pochi conoscevano Piotr Turkiewicz. L’avvocato: «È innocente e la compagna gli crede»
ZOCCA. Incredulità e sconcerto a Zocca alla notizia dell’arresto del 51enne polacco Piotr Turkiewicz, che per dieci anni ha vissuto in paese col cognome falso Skalski per sfuggire a un mandato di cattura internazionale per lo stupro e l’omicidio, il 25 agosto 1985, di una ragazza polacca colpita in testa con un sasso nella sperduta provincia polacca di Jeleniogorskie.
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Nessuno immaginava che l’uomo avesse alle spalle un passato del genere. Ma tanti hanno ammesso di conoscerlo poco, se non per nulla, anche se non era un uomo che passasse inosservato, coi suoi quasi due metri di stazza: «Io stesso non lo conoscevo per niente - ha sottolineato il sindaco Gianfranco Tanari - ma facendo un giro in centro ho visto che era così anche la maggior parte della gente». Che infatti ha confermato, tra bar e negozi: «Pensi che io abito proprio in quella zona - ha detto l’anziano Erminio - e non ricordo di aver mai parlato con lui». «Forse se vedessi la foto mi verrebbe in mente di averlo visto da qualche parte», la voce di Gilberto. E così via. Ma la notizia ha fatto anche paura, soprattutto alle donne: «È abbastanza preoccupante sapere che in paese c’era una persona così», ha rimarcato Antonella. «È scioccante - ha rimarcato l’edicolante Monica - è stato tanti anni qua e nessuno sapeva niente. Abbiamo delle figlie: è normale avere paura. Dicono che si è sempre comportato bene? È chiaro, se avesse fatto qualcosa sarebbe stato scoperto».
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Lui invece attraverso il suo legale Francesco Murru, che l’ha visto ieri mattina, ribadisce la sua innocenza: «Ha raccontato che la sera dell’omicidio era in un locale con amici - spiega - e che l’autore dell’assassinio era un altro giovane che la ragazza conosceva, ma che godeva di protezioni perché era parente stretto di un alto funzionario di polizia ai tempi del regime. Lui invece era un elettricista inviso perché iscritto al sindacato Solidarnosc. È stato arrestato l’indomani senza sapere nulla e poi è stato torturato per tre settimane finché non gli hanno fatto firmare una confessione dietro minaccia di fare del male ai suoi familiari. E al processo gli è stato detto che se ritrattava gli avrebbero dato la pena di morte». È quindi evaso nel 1991 sfruttando un permesso premio e da allora, non avendo più parenti dopo la morte della madre, non ha più fatto ritorno in Polonia. È venuto in Italia, ma ha girato anche per altri paesi europei «però lui nega categoricamente la militanza in un corpo paramilitare», precisa il legale. Sconvolta la compagna Magda: «Le ha sempre detto che non tornava in Polonia perché non aveva più nessuno là, e lei crede alla sua innocenza». Il racconto sarà messo nero su bianco in una memoria per la Corte d’Appello di Bologna, in attesa di vedere se la Polonia farà richiesta di estradizione. (dm)
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