Mirandola, la Polizia Europea chiude tra ispezioni e denunce
Soppressa la sede di Mirandola, decine di espulsioni e strano vortice di denaro «Esibite lauree e titoli senza riscontro, soldi dell’associazione per scopi privati»
MIRANDOLA. Espulsioni a raffica, multe da parte di altri organi di polizia, chiusura della sede, minacce di azioni legali, perplessità e indagini su titoli e laureee annunciati dal presidente nella entusiastica assemblea costitutiva. E soldi. Soldi usciti dal conto corrente dell’associazione, per spese private cui sono estranei gli (ex) associati della Bassa. Poi soldi ricavati dalla vendita di una delle due auto che erano state donate all’associazione e finiti nelle tasche di un privato. E ancora soldi “risparmiati”, demolendo l’altra auto di servizio, per non pagare la multa alla associazione perchè non era stata pagata l’assicurazione delle auto che circolavano con le insegne dell’associazione.
È una raffica di scoppiettanti questioni quella che ha mandato in frantumi l’Aeop di Mirandola, l’Associazione di Polizia Europea, apparsa due anni fa all’insegna del volontariato per servizi di assistenza alle manifestazioni pubbliche, di salvaguardia zoofila e persino di vigilanza antiladri, come è accaduto in una nota azienda. Grane che non è chiaro in cosa sfoceranno. Perchè da una parte la sede centrale della Polizia Europea, da Roma, ha mandato un ispettore a Mirandola, per accertare, verificare. Dall’altra ci sono le lettere del presidente provinciale, Bruno Bozzolan di Formigine, che ha comunicato anche alla Prefettura (almeno a leggere le lettere indirizzate a decine di volontari) l’avvenuta espulsione dei tanti destinatari. Gente di Mirandola, Finale, San Felice, Camposanto, San Prospero...
E dall’altra ancora ci sono i volontari espulsi, che raccontano di servizi di polizia giudiziaria zoofila mai effettuati, di divise pagate anche 300 euro con la promessa di rimborsi mai avvenuti, dell’esibizione di titoli - senatore e lauree - dalla dubbia consistenza.
E poi si vocifera di un conto corrente intestato alla sede di Mirandola, dal quale i soldi sarebbero stati attinti per acquistare vestiti e scarpe privati.
A scatenare le prime perplessità, un anno fa, le segnalazioni informali pervenute da cittadini ma anche ad organi di altra polizia, circa metodi un po’ troppo “rambistici” nell’effettuare i controlli, persino nel fermare vetture. È vero che gli iscritti all’Aeop hanno sostenuto un corso e un giuramento quali guardie giurate, ma quegli episodi avevano lacerato i rapporti tra gli associati, alcuni dei quali convinti che questa forma aggressiva di “polizia” stradale potesse rappresentare un disagio per i cittadini e ingenerare pericolosi equivoci. A far esplodere del tutto la questione un controllo - ispirato - della polizia municipale dell’Area Nord all’Alfa della Polizia europea, fermata all’uscita di un locale. Si è scoperto così che l’auto non era assicurata.
Per ridurre ed evitare la pesante sanzione, qualcuno ha deciso di “rottamare” l’auto (e di vendere anche l’altra, una Panda). Auto che era stata acquistata a Ferrara con i soldi degli associati. Sono seguite riunioni, le ispezioni, le espulsioni e anche l’interessamento di un legale, per fare indagini dalla parte degli associati. In un vortice di versioni tra loro diverse, opposte. E in un clima da resa dei conti - a questo punto necessaria - che viaggia dritto verso uno o più tribunali.
Alberto Setti
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