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Modena, i viali del parco e la panchina dello spaccio

Modena, i viali del parco e la panchina dello spaccio

Dietro al teatro Storchi, luogo dell’aggressione al 28enne: in un’ora tre scambi di droga e vari corrieri

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MODENA. La regia è sulla panchina strategica, la più buia ma centrale, equidistante sia dal retro dello Storchi che dal passaggio che porta dritti in via Gallucci: un mucchio di birre al centro e attorno tre rinchiusi nei giubbotti con cellulare che parlano, fumano, si alzano e si risiedono e raggiungono i bordi del loro territorio, laddove arrivano gli altri della squadra, quelli in bicicletta.

Dietro al teatro Storchi, alle 18 tra freddo e nebbia, passano alcune signore in bicicletta, qualcuno taglia dal centro e si infila di fianco al Credem, per il resto nessun’altro tranne loro, quelli che animano la zona, quelli che stanno lavorando. È bastato fermarsi poco meno di un’ora in una serata non di punta perché non è un fine settimana, ma è stato sufficiente per notare almeno tre episodi di spaccio al dettaglio e l’andata e il ritorno di due corrieri in bicicletta che hanno effettuato rapide consegne non nel parco ma altrove, dove l’incontro era stato fissato al telefono dalla “regia”.

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Un po’ camminando, un po’ sostando in auto nelle vicinanze senza dare troppo nel’occhio non si può non notare che il giro d’affari e attivo e che può continuare per ore, a seconda di richieste e di disponibilità di merce. I tre sulla panchina gestiscono gli ordini, poi arriva lungo i vialetti il corriere, dalla panchina si alza uno dei tre che raggiunge il corriere, un breve fraseggio poi quello parte per poi ritornare, dopo una decina di minuti, ed attendere un altro ordine. c’è anche un altro gruppetto, per lo più giovani di colore, che stazione vicino allo Storchi, proprio sotto al lampione dove c’è la telecamera della rete di sicurezza comunale. Conoscono i tre così come conoscono i pendolari delle consegne, lo si capisce dai gesti, dai saluti, dalle chiacchiere.

Nel frattempo la cabina di regia viene raggiunta da un giovane, sui 25 anni, che si avvicina deciso. Si vede che conosce e sa già cosa chiedere e come comportarsi: lo scambio è veloce, il giovane si allontana proseguendo verso il centro. I minuti passano lenti, non c’è né vociare né “traffico”.

Un altro cliente prima usa una pianta come toilette e poi si avvicina al vialetto trasversale e si mette in attesa. Viene raggiunto dalla “regia” ed ecco il secondo scambio di droga. Si spaccia perlopiù hascisc, il mercato base è costituito dalla droga leggera, ma si fanno consegne sia di eroina che di coca. Il terzo giovane non va verso la panchina ma contatta uno dei giovani vicino al lampione, incarica lui di comprargli qualcosa . Questi va, raggiunge la panchina, prende e porta all’amico-cliente ciò che aveva richiesto .

Tutto avviene come da copione, con calma. Unico momento un po’ diverso quando uno dei tre si sposta e con una piccola torcia, non del cellulare, scruta vicino ad un albero, tra l’erba. Ripete l’operazione altre due volte a distanza di tempo: forse si tratta di un nascondiglio per qualche quantitativo di hascisc.

È questa la zona dove è stato aggredito alle 23 il 28enne modenese da un gruppetto di addetti ai lavori, ubriachi e desiderosi di denaro. Un pestaggio in piena regola scopo di rapina, obiettivo vanificato solo per caso, grazie ad un passante che è intervenuto in aiuto, urlando e minacciando di chiamare la polizia.

È qui che un tempo faceva furore la banda dei viali, un sodalizio composto da spacciatori e da corrieri che per alcuni anni hanno rifornito il centro. A forza di arresti il gruppo è stato pezzo per pezzo smantellato, ma il giro d’affari resta, cambiano le persone che lo portano avanti. Ora, come affermano le forze dell’ordine a gestire lo spaccio ci sono una decina di maghrebini. Alcuni volti noti, usciti dal carcere ora ritornati al “lavoro”, altri nuovi ma che vengono da altre zone, come quella della Madonnina-parco Ferrari, via San Cataldo. Non ci sono grandi spacciatori, piccoli grossisti, dietro allo Storchi c’è comunque un rifornimento costante e al lavoro non ci sono grossi strateghi, non c’è un vero e proprio capo. Ci sono persone di esperienza di spaccio e di aggressioni, figure “minori” e proprio per questo più pericolose perché sfrontate, più “da strada”, dalla bevuta e dal coltello facile. Anche se sorpresi in flagranza di reato mentre spacciano hascisc difficilmente per loro si aprono le porte del carcere: denunce per la vendita di droga e perché non sono in regola. Ora si favoriscono le espulsioni, si punta a catturare gli irregolari e ad avviare i processi che portano al loro allontanamento. E non è, anche in questo caso, semplice ed immediato.

Stefano Totaro

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