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Modena, Il “Fermi” tutto nuovo punta sullo studio dei cibi

di Gabriele Farina
Modena, Il “Fermi” tutto nuovo punta sullo studio dei cibi

La sistemazione è costata un milione e mezzo di euro: all’avanguardia l’attività d’analisi su sostanze e provette. Ora anche il polo per l’agroalimentare

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MODENA. «Finalmente abbiamo superato le divisioni». Si avverte entusiasmo nel Fermi rinnovato. L’istituto tecnico industriale di via Luosi ha da ieri una nuova palazzina. Uno spazio in cui sono contenute dieci aule e un laboratorio per le analisi agroalimentari. Sostituisce l’edificio abbattuto dopo il terremoto del maggio 2012. «Prima eravamo divisi tra la succursale al Wiligelmo e il Fermi - ha spiegato Enrico Temellini - e nella prima non potevamo usare i laboratori».

Apre la nuova palazzina del Fermi

I libri sono l’allenamento, ma quando arrivano le provette scatta la partita, spesso fase preliminare per il lavoro. «Il sapere teorico è fondamentale per capire cosa si fa in laboratorio - ha ripreso l’intervistato - altrimenti non si non si vede la sua bellezza. Quando si esce dal Fermi, una delle idee fondamentali è quella di andare a lavorare in chimica e sull’agroalimentare, rimanendo se si può sul territorio. Per un perito chimico che esce dal Fermi non ci sono problemi trovare lavoro». Una frase condivisa dal dirigente scolastico. «Abbiamo un laboratorio d’eccellenza», ha esclamato la preside Maria Cristina Zanti. «In soffitta c’è un dolcificatore - ha ribadito Francesco Montorsi, studente - e una batteria di aceto balsamico. In terza ne abbiamo analizzato campioni autentici». Le dieci nuove aule, invece, hanno iniziato ad accogliere oltre duecento studenti. Sono più del doppio dei 76 che varcarono per la prima volta le porte dell’istituto. Era il 1957. Sessant’anni dopo, partecipano alle lezioni oltre 1.100 iscritti, divisi in 44 classi. La nuova sistemazione è costata un milione e 510 euro, di cui 500mila finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Le ore d’insegnamento e laboratorio seguite dagli insegnanti al Fermi sono quasi cinque volte in più della media regionale. Se in Emilia Romagna il 34,6% degli studenti delle superiori s’iscrive a istituti tecnici (la media nazionale è del 31,7%), nel Modenese tale valore è di due punti percentuali più alto. «C’è un polo di eccellenza per la chimica e l’elettronica», ha riconosciuto Bruno Di Palma, vicedirettore dell’Ufficio scolastico regionale. «L’Emilia Romagna non si può chiudere al mondo - ha aggiunto il governatore Stefano Bonaccini - perché ha un export annuo di 56 miliardi di euro e accoglie 52 milioni di visite dal mondo. Modena sta crescendo in termini d’accoglienza turistica». Per il presidente della Regione le scuole non ancora ricostruite dopo il sisma «si contano sulle dita di due mani».

Il nuovo edificio sarà la sede di un polo per il sostegno e la ricerca nel settore agroalimentare, con il laboratorio, che sarà completato nei prossimi mesi con la nuova strumentazione, dedicato allo studio delle eccellenze modenesi, prima fra tutte l'aceto balsamico, a supporto del nuovo indirizzo di chimica, biotecnologie e materiali.

Grazie a questo intervento il Fermi risolve i problemi di spazio e non utilizzerà più la sede distaccata all'istituto Wiligelmo.

La nuova struttura è collegata all'edificio attuale al piano terra da un passaggio vetrato ed è dimensionata per poter sostenere il carico di quattro piani fuori terra, così da renderla idonea, in caso di decisione successiva, alla realizzazione di un ulteriore piano per un istituto in continua crescita che quest'anno ha superato i 1.100 iscritti con 44 classi.

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