Il questore di Modena: «Corteo non autorizzato: chi ha sbagliato paghi»
Il questore di Modena Paolo Fassari presente alla manifestazione del Si Cobas per constatare la violazione del divieto di manifestare: «La trattativa sul percorso era saltata, hanno scelto di fare lo stesso il corteo. Analizzeremo i video. Non possiamo telecomandare le persone». Lungo confronto coi seicento lavoratori
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MODENA. «Cos’è successo? È stata una manifestazione non autorizzata».
Mentre Paolo Fassari, questore di Modena, parla, i manifestanti sono ad una cinquantina di metri, in piazzale Sant’Agostino, da dove erano partiti alle 15. È buio ormai su Modena, sono le 18 passate e i Si Cobas cantano, ballano in gruppetti in attesa che i pullman con cui sono giunti a Modena li riportino nelle rispettive città di appartenenza.
Il numero uno della polizia analizza il pomeriggio di tensione appena concluso: «Abbiamo fatto il nostro lavoro - conferma -. Il corteo non è passato da dove non doveva passare. Se qualcuno dei partecipanti ha commesso atti che non avrebbe dovuto commettere sarà posto davanti alle proprie responsabilità. Analizzeremo i video». Ovvero chi ha bloccato i binari, interrompendo un pubblico servizio ne subirà le conseguenze.
Poi ancora sugli spostamentri dei Si Cobas, che dopo la partenza da Sant’Agostino hanno deciso in autonomia dove andare: «Non si possono telecomandare le persone, loro non hanno seguito il percorso che avevano chiesto, ne hanno spontaneamente scelto un altro».
Nelle vicinanze c’è anche uno dei rappresentanti dei Si Cobas lombardi, al quale il questore spiega che la trattativa con gli organizzatori della manifestazione per la scelta di un percorso idoneo è stata lunga, ma non ha portato ad un accordo: «Abbiamo fatto proposte, ascoltato le controproposte - spiega Fassari - finché non hanno abbandonato il tavolo delle trattative».
«Ma solo a Modena la polizia si comporta in questo modo. Io faccio manifestazioni a Novara, Bergamo, Milano, Napoli o Roma», replica il sindacalista lombardo.
«Perché la fanno manifestare in piazza Duomo o nella zona rossa della capitale?», incalza il questore. Il riferimento è al blitz dei manifestanti in piazza Grande e alla passeggiata conclusiva di via Emilia Centro, dove il corteo non sarebbe dovuto transitare.
Sulle ragioni, poi, che hanno portato i Si Cobas ad organizzare la manifestazione Fassari non obietta: «Chiunque ha il diritto di difendere il proprio posto di lavoro - spiega -. Ma le cose vanno fatte seguendo la legge e le regole della civiltà. Avete fatto di tutto per evitare contatti con la polizia? Beh, tranne i binari...».
«Siamo stati costretti a farlo. Ma quello che vogliamo chiarire è che noi non siamo qui per creare problemi con le forze dell’ordine, noi oggi abbiamo manifestato contro i padroni e le cooperative che qui a Modena sono marce e sfruttano i lavoratori. In un solo giorno Levoni ha deciso oltre cinquanta licenziamenti. Padri di famiglia rimasti a casa da un giorno all’altro. In questo Paese certi animali sono trattati meglio degli operai».
Il questore ascolta le ragioni dei lavoratori, dà loro priorità rispetto alle domande della stampa perché è consapevole che il problema dell’occupazione non è una fantasia, ma qualcosa di profondo e rilevante per la vita di decine di famiglie, poi risponde: «Comprendo, ma il fatto è che in Italia quando una persona ritiene di aver subito un torto deve seguire le regole. So che magari ci vogliono anni, ma è così che bisogna comportarsi».
«Ma quando si deve dar da mangiare ai propri figli - conclude il lavoratore - gli anni non si possono attendere».
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