Indebiti rimborsi, consiglieri regionali modenesi condannati
Leoni e Aimi (ex Pdl) e Vecchi (Pd), che dichiara: «Andrò in appello: non serviva l’autorizzazione dal capogruppo»
MODENA. C’è chi si rallegra perché i rilievi sono solo “colposi” e non “dolosi”. C’è chi annuncia già l’appello. E c’è chi tace perché ormai fuori dalla politica. La sentenza della Corte dei Conti ha indicato che di spese pazze in Regione ce ne sono state tante tra il 2010 e il 2014 e addebita a consiglieri ed ex le proprie responsabilità pecuniarie, a volte anche con lo sconto. E tre sono i modenesi coinvolti: due del centro-destra (quindi all’opposizione). Enrico Aimi e Andrea Leoni. E uno di maggioranza, Luciano Vecchi del Pd.
Solo il primo oggi siede in Consiglio e tra l’altro convive con la spada di Damocle di un possibile processo penale per gli accertamenti sempre di “spese pazze in Regione” ma dal 2009 e su quantità di denaro ben più consistenti.
Ma vediamo in dettaglio.
Sono ventisei i consiglieri regionali, fra cui tre capigruppo, della passata legislatura (2010-2014) condannati dalla Corte dei Conti per la cattiva gestione dei soldi pubblici. Coinvolti e condannati Pd, Lega Nord, Forza Italia, perfino due ex Cinque Stelle: alcuni per responsabilità diretta, vale a dire per le spese sostenute in prima persona, altri, come i loro capigruppo, per omesso controllo. La Corte contesta la “gestione allegra” dei fondi destinati all’attività politica dei gruppi consiliari, ma non un intento criminale. A tutti inoltre, hanno stabilito i giudici, si applicherà uno sconto del 15% delle spese contestate. Ma la parte restante andrà saldata: metà dal consigliere (o ex) condannato, e metà da chi avrebbe dovuto vigilare.
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Tra i condannati troviamo il “ritirato” berlusconiano di ferro Andrea Leoni. Di lui oggi si sono perse le tracce. Il suo avvocato ha chiesto al gip (che sta trattando la vicenda sul versante penale) di processarlo con rito abbreviato (godendo così delle porte chiuse e dello sconto di un terzo della possibile pena). Ma la Corte dei Conti non si è dimenticata di lui e per il periodo in esame gli contesta 30.300 euro di soldi a suo avviso del tutto ingiustificati come spese con indebiti rimborsi. La somma dovrà essere rimborsata a metà. L’altra parte la risarcirà l’ex capogruppo Pdl Luigi Villani.
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Il suo ex collega di partito (oggi ancora in regione) Enrico Aimi ha un identico destino, tranne che per la scelta da lui fatta: non ha chiesto al giudice l’abbreviato e quindi sarà il giudice a decidere se andrà processato o meno per peculato. Se dovesse essere condannato, già in primo grado sarebbe sospeso per dodici mesi. Sarebbe sostituito in Assemblea regionale dal primo dei non eletti del partito: il modenese Andrea Galli. Ma il processo, se si farà, è ancora molto lontano. Nel frattempo Aimi si rallegra dei rilievi della Corte dei Conti perché la sentenza esclude il dolo. In questo modo, insomma, se i soldi furono presi indebitamente non avvenne per una volontà perversa di commettere un peculato.
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Infine il terzo modenese è Luciano Vecchi, non più in consiglio, ma figura di spicco nel Pd a Roma: cura i rapporti con Bruxelles e la Ue.
«Sicuramente ricorrerò in appello - spiega - non condivido non tanto l’entità dei rilievi (in tutto 7.200 euro, ndr) quanto le ragioni addotte dalla Corte dei Conti regionale. I giudici dicono che i rimborsi da me presentati non erano autorizzati dal mio capogruppo. Lo stesso rilievo è fatto agli altri. Ma non è fondato. In realtà, in quel periodo non era richiesto e non era la prassi. Bastava compilare la lista dei rimborsi con scontrini e tutto il resto e la pratica veniva data a un impiegato. Tutto qui. Ad esempio, a me contestano 3.200 euro di pranzi. Vorrei far sapere che sono conti da pizzeria e da trattoria che ho anticipato».
Tutti i consiglieri regionali sono assicurati. (c.g.)
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