Kyenge: «La contaminazione è bellezza»
Nella chiesa di Gesù Redentore l’ex ministro discute con gli studenti del Selmi sul valore della diversità
«Le diversità sono una ricchezza». Questa frase, quasi come un mantra, ha scandito la mattinata di ieri. Gli studenti dell'istituto Selmi si sono confrontati su temi sempre più urgenti come l'integrazione e l'inclusione del prossimo. Il dialogo, avvenuto nella chiesa di Gesù Redentore, è stato avvalorato da un'ospite d'eccezione: Cécile Kyenge. Il politico, di origine congolese, ha parlato coi ragazzi dell'importanza della solidarietà, della fratellanza e del diritto di emigrare. «I popoli chiusi, le monoculture, non sono mai durate molto tempo nell'arco della storia dell'uomo - ha detto l'ex ministro dell'Integrazione - e la bellezza risiede nell'apertura nei confronti del prossimo, nella contaminazione con gli altri. Imparare questo alla vostra età è una grande opportunità per il futuro». I veri protagonisti della giornata sono stati proprio gli studenti, con le loro riflessioni. Le testimonianze che hanno riportato i giovani sono il risultato del progetto “Io, tu, noi… Dal valore dell'identità alla ricchezza delle differenze”. Il lavoro, a cura di Zighereda Tesfamariam, cittadina italiana di origine eritrea, è stato realizzato con la collaborazione dell'associazione “Donne nel mondo”, di cui lei è stata presidente per diversi anni. La donna, sempre in prima linea quando si tratta di progetti interculturali, ha fatto conoscere agli alunni le storie di persone di culture differenti dalla nostra. Due donne di origine marocchina e un'ucraina sono entrate nelle classi; tra i banchi di scuola si sono raccontate. Cosa ne è venuto fuori? Un forte spirito critico da parte dei giovani e una grande voglia di conoscere “il diverso” senza pregiudizi e paure. «La diversità culturale non è da reprimere - ha preso la parola una studentessa del liceo - non bisogna fermarsi all'apparenza. Bisogna conoscersi: solo attraverso la conoscenza dell'altro nasce il rispetto». E ancora un altro giovane: «Dopo aver conosciuto le storie di persone costrette a scappare dal proprio Paese a causa della guerra o della povertà, farò più attenzione a chi mi circonda, non giudicherò». Non è mancato, inoltre, lo spazio per dare uno sguardo all'attualità. «Dobbiamo imparare a non generalizzare - ha rimarcato un'altra alunna - perché se in passato non tutti i cristiani hanno partecipato alle Crociate, è pur vero che oggi non tutti gli islamici sono terroristi». «Se l'Italia fosse in guerra - ha domandato una giovane - noi cosa faremmo? Scapperemmo. Per questo motivo dobbiamo provare a metterci nei panni di coloro che sono costretti a rifugiarsi altrove». La mattinata tra un intervento e l'altro è trascorsa velocemente. Gli animi, poi, si sono riempiti di gioia quando sul palco sono saliti musicisti e ballerine. Il ritmo caldo delle note africane ha coinvolto tutti i presenti.
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