La difesa di Milani: «Ora le intercettazioni»
Ricorso per revocare l’obbligo di dimora. L’avvocato Prosperi: «Cosa disse Piccinini ai Levoni?»
«Abbiamo presentato ricorso al Tribunale della Libertà di Bologna contro la decisione del gip. Aldo Milani non costituisce un pericolo per nessuno e inoltre riteniamo che non ci siano prove solide in questa vicenda. Con il nostro ricorso per togliere anche a misura cautelare dell’obbligo di dimora noi chiediamo di poter avere l’intercettazione che finora non abbiamo avuto: la conversazione tra i Levoni e il signor Danilo Maria Piccinini avvenuta nell’ufficio a porte chiuse prima che entrasse Milani».
L’avvocato Marina Prosperi difende a tutto campo il suo assistito, Aldo Milani, il leader dei Si Cobas finito in cella per un giorno solo con l’accusa di estorsione continuata e gravata in concorso con Piccinini, ferrarese, ex manager già condannato per una frode allo stato, sedicente mediatore di vertenze. Il gip dei Modena Eleonora De Marco, come si ricorderà, decise di scarcerare Milani e di applicargli invece la misura più blanda del’obbligo per lui di restare a Milano, dove abita. La motivazione era basata sul pericolo che poteva costituire la sua presenza in caso di manifestazioni sindacali: era preferibile tenerlo lontano sempre alla luce delle tensioni per la vertenza Alcar Uno e della vicenda della mazzetta percepita da Piccinini: l’atto che ha portato al suo arresto e a quello di Milani, presente allo stesso tavolo. «Questa ricostruzione a noi non torna - spiega la Prosperi - innnzitutto vorrei ancora capire perché l polizia, quando ha diffuso il video utilizzato da tutti i media italiani per additare Milano come estorsore, non ha fornito anche l’audio. Le immagini indicano poi chiaramente che Milani parlava senza interruzione e senza neppure curarsi dello scambio di mano della busta coi soldi. Ma è soprattutto un altra prova che aspettiamo di conoscere. La polizia stava intercettando la sala da prima dell’arrivo di Milani. Ebbene, come ha raccontato anche Milani, prima che lui entrasse, nella sala si erano già incontrati i Levoni e Piccinini. Piccinini non era accreditato dal Si Cobas né è ritenuto vicino o conosciuto al sindacato. Anzi, ai Si Cobas si era presentato come tramite inviato dai Levoni. Chiedo allora di sapere: cosa si sono detti i Levoni e Piccinini prima che entrasse Milani? È questa l’intercettazione che ci interessa».
Intanto Piccinini resta ai domiciliari.
Carlo Gregori
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