Parliamoci, Pd Modena e la versione di Cristina.
“Quando ero segretario locale del Pd, fin dal primo giorno c’era una spaccamaroni che a ogni occasione mi contrastava, a prescindere. Non c’era banchetto che non la vedessi...
“Quando ero segretario locale del Pd, fin dal primo giorno c’era una spaccamaroni che a ogni occasione mi contrastava, a prescindere. Non c’era banchetto che non la vedessi spuntare, un incubo: a ogni sua intelligentissima critica seguiva nostro dibattito. Infinito e molto franco, prima estemporaneo, poi davanti ad un caffè, poi camminando per il centro. Abbiamo fatto chilometri su chilometri, caffè dopo caffè. Quella donna, così diversa da me, mi ha insegnato tanto. Che in un partito prima si ascolta, poi si decide. E che ogni decisione è fatta della sintesi di tutti i punti di vista. È difficilissimo, una palestra di pazienza e diplomazia che ha lo scopo di far sentire tutti a casa propria. Ciao, cara amica Spacca, lo so che mi stai leggendo: “garantisco io!” #ricucireilpd #tuttidentro”.
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Queste parole le ha scritte su un social network Cristina, modenese, non importa con quale curriculum politico alle spalle, importa cos’ha in testa e dentro di sé: da tempo e ora che il Pd, a Modena come in tutt’Italia, ha ricominciato la periodica traversata del deserto con tanto di scissione incombente e accavallarsi confuso di richieste contrastanti (congresso, primarie, non disturbate il manovratore, riforma elettorale sì, no, ma, però...)
Queste parole non le sentirete spesso da chi occuperà per settimane pagine dei giornali, schermi tv, post online col solo fine di portare a casa una ridistribuzione dei bottoni del comando nel Pd. Perché, appunto, hanno altro in testa. Affermare la propria corrente, prolungare la permanenza in una posizione strategica o conquistarla, liquidare tanto l’esperienza quanto il rinnovamento in nome di un dio apparentemente superiore: che non vinca l’avversario interno, piuttosto si riconsegni con sistematica ineluttabilità a quelli che sarebbero i veri rivali la responsabilità di governare e prima ancora la grazia di saper rappresentare bisogni e speranze dei cittadini.
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Facendone sintesi e ricavandone proposta: come un tempo facevano i partiti, come oggi dice Cristina. Hai ragione tu, Cristina. E attenta a chi magari ti dirà: sì, hai proprio ragione... Per poi continuare a disfare diversamente ciò che si può (faticosamente, hai ragione) ancora cucire.
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