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Carpi: lascia l’informatica e si reinventa apicoltore nomade

di Serena Arbizzi
Carpi: lascia l’informatica e si reinventa apicoltore nomade

Luca Serri, 40 anni, proprietario di 100 alveari itineranti: «La “società” di questi insetti è perfetta, ci vivrei anch’io»

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CARPI. Quando ha perso il lavoro come tecnico informatico ed elettronico, non si è perso d’animo e, anzi, ha scoperto una passione che gli aperto nuovi scenari, non solo professionali, ma di vita.

Luca Serri ha 40 anni, è di Cortile di Carpi, e ama definirsi “apicoltore nomade”: questo perché, una volta appeso al chiodo il lavoro di tecnico informatico si è buttato completamente in un altro settore scoprendo un vero e proprio amore per le api. «La società delle api rappresenta il mondo ideale in cui a me piacerebbe tanto vivere - rivela Luca - Si tratta di un’organizzazione perfetta: si pensa sempre che si tratti di una monarchia: in realtà, l’ape regina è una comandante. È lei che dà input affinché la famiglia lavori all’unisono. È lei che decide quando espellere i maschi perché non servono più a nulla, ed è lei a stabilire quando sarà sostituita. Però, tutto questo avviene all’interno di una organizzazione naturale che si percepisce composta da tanti insetti».

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Serri ha iniziato a fare l’apicoltore quando ha compiuto 39 anni. «Fino al 2014 ero un tecnico in alcune aziende del settore informatico - aggiunge Luca - Una professione che abbinavo a quella del buttafuori in discoteca: mi piaceva l’idea del doppio lavoro. Sono iperattivo e tra i miei obiettivi c’è sempre stato quello di ottimizzare il tempo. Poi, improvvisamente, ho perso il lavoro a causa di una riduzione di personale all’interno dell’azienda dove lavoravo. Avevo 38 anni e mi sono trovato a dover pensare seriamente al mio futuro. Quindi, sono ritornato a scuola: mi sono iscritto a un corso allo Spallanzani di Castelfranco sulla valorizzazione dei prodotti tipici. Un corso di mille ore, di cui 200 di stage che mi ha aperto un sacco di strade. Ho frequentato un doppio stage, conoscendo Gaetano Stradi, che considero il mio maestro: un apicoltore “storico” di Formigine. Ho trascorso un periodo anche all’Acetaia del Cristo, poi ho deciso di spiccare il volo mettendomi in proprio con la mia attività: Soleterra. Ho 100 alveari, ognuno dei quali conta circa 50/60mila api. In inverno questo numero cala perché ogni alveare riduce la famiglia. E mi sposto a bordo del mio furgone spostando le api nel luogo della natura più adatto per la maturazione di un certo tipo di miele. Ad esempio, il miele tipico di Modena è di tiglio: porto le api dove c’è un’alta concentrazione di tiglio per farle assimilare al meglio quest’essenza. Poi, le conduco nelle Marche per il miele di girasole. Ancora, le porto a Fanano per il miele di castagno. Sul mio furgone, di solito, trasporto una trentina di alveari: e anche in questo caso serve tecnica. Nulla va lasciato al caso. Carico le api di sera, quando ritornano in “casa”, io chiudo la loro cassetta con una griglia e le porto fino a destinazione».

L’attività di Luca Serri è destinata a espandersi. «Non voglio rimanere fermo e il mio amore per le api mi porterà, entro il 2017 - conclude Serri - ad avere 150 alveari. Questo è il mio obiettivo perché il mio stile di vita, di “apicoltore nomade”, mi piace molto».

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