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Modena, riichieste di cittadinanza raddoppiate in tre anni

Modena, riichieste di cittadinanza raddoppiate in tre anni

Dalle 1.833 del 2013 alle 2.910 del 2016: sono le domande degli stranieri regolari residenti a Modena che hanno maturato i diritti a diventare nostri connazionali

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In tre anni sono più che raddoppiate le richieste di cittadinanza italiana presentate alla Prefettura di Modena: sono domande di immigrati regolari che abitano e lavorano in Italia da almeno dieci anni e hanno presentato una dichiarazione dei reddito per almeno tre anni consecutivi.

I dati delle domande per ottenere un pieno riconoscimento nazionale, oltre a quello del loro Paese d’origine, indicano che per l’anno 2016 le richieste sono state quasi tremila solo a Modena e provincia. Per l’esattezza: 2.910. Un dati in linea, addirittura in lieve calo, rispetto al 2015, quando erano state 2.958. Rispetto al 2013 è invece un boom: quell’anno le richieste furono 1.336, mentre nel 2014 erano già salite a 1.833.

I quasi tremila futuri cittadini italiani sono in maggioranza donne (1.501, contro 1.409 uomini). Le nazionalità: in testa il Marocco, seguito da Albania, Ghana, Pakistan, Tunisia.

L’attesa della risposta della Prefettura ha un limite di due anni: entro quel periodo si saprà se lo stato li accoglie o no come suoi cittadini.

«È un fenomeno in forte espansione - spiega l’avvocato Davide Ascari, uno dei maggiori conoscitori di legislazione sull’immigrazione a Modena, dato che tratta centinaia di cause all’anno - bisogna considerare che si tratta di persone arrivate con ondate migratorie ormai legate al passato, che si sono perfettamente integrate, lavorano e pagano le imposte. È chiaro che l’immigrato regolare che la possibilità e i requisiti chiede la cittadinanza: è suo diritto».

Tuttavia, non mancano i problemi: «Queste disposizioni - spiega Ascari - sono nate con la Bossi-Fini e ormai sono invecchiate. Il loro limite maggiore è sicuramente il fatto che la cittadinanza viene concessa con un automatismo burocratico. A mio parere la legge andrebbe aggiustata e adeguata alle circostanze attuali, molto diverse». In particolare, Ascari spiega: «Oggi può chiedere la cittadinanza anche chi ha un parente italiano fino al secondo grado e vive in Italia da tre anni». «In realtà la legge non prevede nessun requisito minimo per essere italiani e secondo me è sbagliato. Ci vorrebbe un test di lingua e la verifica sulla conoscenza di nozioni minime delle nostre istituzioni per definire un minimo di integrazione. Insomma, la questione della parentela andrebbe regolata meglio, anche per evitare che i delinquenti ottengano la cittadinanza in automatico». Resta poi aperta la questione dei richiedenti asilo. Da dati recenti, spiega l’avvocato, l’80% risultano in Italia per motivi economici e quindi non sono profughi. «In realtà sono stranieri che per il 90% si trovano in Italia ma in realtà vogliono andare in altri Paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna».

Carlo Gregori

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