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Modena, Fassari dopo la manifestazione Si Cobas: garantita la pubblica sicurezza

di Carlo Gregori
Modena, Fassari dopo la manifestazione Si Cobas: garantita la pubblica sicurezza

Il questore: «Inaccettabile autorizzare il corteo proposto da loro. Fase drammatica in stazione. Gli agenti? Bastavano»

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MODENA. «Accetto le critiche ma non ritengo affatto che i manifestanti del Si Cobas abbiano “vinto”, come ha detto qualcuno. Non è così. Non hanno ottenuto quello che volevano e per fortuna non è accaduto niente di grave».

Il questore Paolo Fassari ricostruisce a “bocce ferme” un sabato pomeriggio ad alta tensione. Partiamo dalla fase precedente al corteo.

Come è nato il divieto?

«Il 4 febbraio un rappresentante del Si Cobas, un operaio immigrato che abita a Bologna, si è presentato in Questura e alla Digos ha consegnato un foglio di preavviso per cortei. È in quel foglio che sono indicati mille manifestanti. E noi ne abbiamo preso atto. Abbiamo insomma previsto un corteo da mille persone. Il numero non è venuto da noi».

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Qual era il percorso indicato dal Si Cobas?

«Leggo dal loro foglio: largo Sant'Agostino raduno e partenza, via Emilia centro, viale Martiri della Libertà, via Contri, via Fabrizi, largo Garibaldi, via Menotti, via Divisione Acqui e via Palatucci davanti alla questura. Ora, è evidente che il sabato pomeriggio un corteo così non era possibile. La Digos ha svolto trattative per ore col rappresentante e alla fine noi abbiamo proposto un percorso alternativo».

In cosa consisteva?

«In una deviazione quasi all'inizio del loro. Noi abbiamo detto: partite da largo Sant'Agostino, fate un pezzetto di via Emilia e voltate in via Ganaceto. Da lì si sarebbero diretti in viale Monte Kosica e così via. Ma non davanti alla Questura: ci sono questioni di sicurezza, anche di prevenzione del terrorismo e poi le volanti devono entrare e uscire liberamente. Insomma, abbiamo proposto questa alternativa, anche per mostrare la nostra disponibilità. Ma poi...»

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Poi?

«Poi alle sei e mezza di sera il Si Cobas fa sapere di aver deciso che quel percorso non va bene, vogliono il loro o non se ne fa niente. Alle otto di sera ho firmato l'ordinanza di divieto e gliel'ho fatta notificare a Bologna».

Quindi è tutta qui la ragione dei divieto?

«No. In realtà dobbiamo considerare cosa accade. Lasciamo stare l'inchiesta su Aldo Milani e l'accusa di estorsione, sarà la Procura a valutarla. A noi interessava il fatto grave che a fronte di questa situazione ad alta tensione, si chieda di manifestare in centro e anche dopo si continuino a fare picchetti e blocchi di merci e persone davanti alla Levoni».

Quindi sabato, quando il corteo si è radunato in largo Sant'Agostino ed è partito, c'era o non c'era un percorso alternativo concordato?

«Non c'era niente. Un divieto è un divieto. Noi non abbiamo scortato il corteo, noi lo abbiamo seguito. Avevamo quasi cento uomini. Loro hanno fatto le loro scelte e hanno manifestato lo stesso. Tutto fuori regola. Si assumeranno le responsabilità. Per fortuna non è accaduto niente di grave».

Sono entrati in stazione.

«Sì, hanno bloccato la stazione per mezz'ora. Saranno denunciati per interruzione di pubblico servizio (alcuni regionali hanno avuto ritardi) oltre che per la manifestazione non autorizzata. Per fortuna quando sono scesi sui binari non hanno lanciato pietre. Quel momento è stato sicuramente il più difficile. Per questo abbiamo aspettato che convogliassero all'esterno e abbiamo fatto una carica “leggera”».

Ci sono stati danni?

«In stazione no. Lo conferma anche Rfi. Un cassonetto nei paraggi… Però dopo è successo che il corteo si è frammentato ulteriormente. Se prima era stato un gruppetto a occupare la stazione, subito raggiunto da altri gruppi in via Cavour e viale Berengario, dalla stazione sono ripartiti diversi gruppi di 50 persone in direzioni diverse».

Di chi è la responsabilità?

«Non si può ancora rispondere. La Scientifica sta analizzando le immagini delle videocamere della stazione e anche i video. Valuteremo le singole responsabilità».

Un gruppo è poi andato in centro da via Sgarzeria.

«Ma non era certo il percorso che avevamo proposto! Attenzione: la nostra proposta era stata bocciata, come si ricorderà. Quel gruppo, come altri gruppi, dopo la stazione è andato verso largo Sant'Agostino dove il corteo è finito. Lì intorno erano parcheggiare le auto dei partecipanti. Poi c'è stato un gruppetto che ha portato la bandiera Si Cobas in piazza Grande e in piazza Torre. Ma non è certo una vittoria. Se uno va a rileggere il loro schema hanno ottenuto ben poco».

Il numero di agenti era adeguato a un corteo simile?

«Sì, erano sufficienti. Noi avevamo previsto che i manifestanti potessero deviare e infatti, al momento del loro arrivo in via Cavour, avevamo già chiuso le strade. Concludendo, il corteo era vietato, loro lo hanno fatto lo stesso improvvisando, noi abbiamo cercato di fare al meglio la nostra parte. Per questo non accetto certe critiche».

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