«Appalti e mazzette: processate quei 49»
Alla richiesta fatta in soli tre secondi si sono associati Policlinico e Regione. Il giudice ha deciso: il processo resta a Modena
Appalti e mazzette al Policlinico ai tempi del direttore generale Stefano Cencetti: ieri sono bastati tre secondi per la richiesta della Procura. «Chiediamo il rinvio a giudizio per tutti». Con una piccola aggiunta: «Prescrizione per il capo di accusa “Premio Lattanzi”». In questo modo il sostituto procuratore Marco Niccolini e il suo collega Pasquale Mazzei hanno chiuso 5 anni di indagini chiedendo al giudice Eleonora De Marco di arrivare alla fase processuale. Tre secondi che racchiudono l’incriminazione di 49 imputati tra persone fisiche e società. Storie di corruzioni e abusi di ufficio racchiuse in venti faldoni consegnati dalla Procura al termine di un inchiesta-fiume nata da una costola di quella sulla Cardiologia ai tempi della direzione della professoressa Maria Grazia Modena: fu proprio un’intercettazione di una telefonata della stessa Modena a far suonare un campanello in Procura e a spingere il pm Niccolini ad aprire un’altra inchiesta che poi si è rivelata completamente diversa ma altrettanto complessa e ricca di vicende collaterali (qui abbiamo, ad esempio, anche un caso di presunto “favoritismo” da parte di un professore universitario per l’assegnazione di una borsa di studio a una parente di Cencetti, entrambi sotto accusa). Alla richiesta della Procura si sono associate anche le parti civili: il Policlinico con gli avvocati Lorenzo Muracchini e Andrea Mattioli e la Regione con l’avvocato Emilio Rossetto. Ora toccherà alle difese: 4 le udienze già fissate. La decisione del giudice arriverà probabilmente entro fine marzo.
Sempre ieri mattina il giudice De Marco ha deciso che, se si farà, il processo resterà a Modena. Lo ha stabilito considerando che il reato maggiore è avvenuto a Carpi attraverso il centro ambulatoriale gestito dalla moglie di Cencetti, Maurizia Viviani. Respinta insomma la richiesta delle difese di portare il dibattimento a Reggio e ad Arezzo tenendo conto della tesi che il reato, secondo recenti orientamenti giuridici, si consuma al momento dell trasferimento dei soldi e quindi del riciclaggio. Al contrario, il pm Niccolini aveva sostenuto che il riciclaggio era solo un reato compiuto per coprirne un altro, la corruzione. Come ha spiegato a lungo la Regione, parte civile, il reato vero era l’accordo corruttivo, avvenuto a Modena (tesi non del tutto accolta dal giudice).
Le posizioni degli imputati sono tante e diversificate, ma tutte riportano a un unico fulcro di indagine: le attività di Stefano Cencetti (difeso dal professor Giulio Garuti).
Rispetto alle più ampie accuse in fase di indagini, nella richiesta finale formulata dai due pm sono sparite alcune accuse gravissime. Intanto l’associazione a delinquere per Cencetti e altri imputati sul cosiddetto “Piano Web”. Non ci sono più accuse di corruzione nei confronti di Cencetti, Nicola Verrini, ex manager commerciale di Cpl, e di Giorgio Benedetti, direttore commerciale di Ccc: si esclude ciò che sulle prime pareva l'ambito del “do ut des” tra il Dg e le coop. Anche le turbative d’asta si sono ridotte. Restano per Cencetti accuse gravi di abuso d’ufficio.
Quanto ai suoi interlocutori “beneficiati” da consistenti lavori assegnati con criteri illegali, resta da capire il gioco di incontri, accordi e appalti tra Cencetti e i colossi delle coop rosse coinvolti non solo nel cosiddetto Appaltone da 128 milioni ma anche in numerosi lavori dentro il Policlinico: intanto il potentissimo Ccc di Bologna (tramite il direttore commerciale, il modenese Giorgio Benedetti), poi Cpl Concordia con l’ex presidente Roberto Casari (ieri presente) e il suo ex direttore commerciale Nicola Verrini (autosospeso), Weiner Reggiani e Roberto Olivi di Coopservice, Luciano Facchini di Servizi Italia, più altre ditte come Swisslog, Airi, Nex, mMedix, Spid. Infine il presidente della Gutemberg Srl, Vasco Gianotti, ex deputato Dp (oggi Pd).
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