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Arena, il “cappello” fioranese fa ricorso

Arena, il “cappello” fioranese fa ricorso

Filippo Serri e Vinicio Venturi quarti al bando per il velo dell’anfiteatro a Verona: «Il vincitore non rispetta i parametri»

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FIORANO. C’è un progetto a Verona, ambizioso, ma non una chimera: coprire l’Arena con un telo mobile, in modo che possa sia ospitare gli spettacoli in caso di precipitazioni e sia proteggere l’anfiteatro dalla pioggia.

Il Comune ha indetto un bando a cui hanno partecipato 87 gruppi del settore, con il successo finale strappato dal colosso tedesco Sbp&Gmp, davanti a Vincenzo Latina di Siracusa e ad un gruppo italo-spagnolo. Ma al quarto posto c’è un progetto fiorano-veronese, realizzato dall’ingegnere scaligero Vinicio Venturi, “spinto” dai motori del professionista di Fiorano Filippo Serri, e ideato con Elisa Silvestri, Marco Rossi e Giorgio Grezzani, che attaccano l’esito del bando, perché gli studi che si sono classificati ai primi tre posti non ne rispetterebbero i parametri.

«Noi faremo ricorso - spiegano -. Il problema fondamentale era quello di non andare ad interferire con l’Arena, quindi perlomeno di specificare quale sarebbe stato l’intervento perché del monumento, ovviamente, non si può toccare nemmeno un sassolino. Lo studio tedesco che ha vinto ha messo una corona di acciaio che non si capisce bene quante tonnellate peserà; inoltre non è dato sapere dove intendano ancorarla: forse non sono mai nemmeno saliti sull’Arena, perché l’ultimo anello è sconnesso. Mi viene da pensare che noi abbiamo seguito un altro bando o loro abbiano glissato su aspetti fondamentali».

Il progetto tedesco è come un enorme ombrello che va a coprire i 12mila metri quadri dell’anfiteatro, diverso quello di Venturi e Serri: «La nostra è una macchina scenica. Quindi non impatta e non va in contrasto con l’Arena, perché uno dei presupposti è proprio non andare a confondere il futuro».

Ciò significa che quando tra trecento anni il bando del Comune sarà solo un punticino nel passato, i posteri non perdano la memoria di cosa sia l’Arena costruita dai romani e di cosa, invece, l’ombrello tedesco. Questo è un punto fermo per la Soprintendenza.

«La nostra macchina avrebbe un unico elemento appoggiato all’Arena, una rotaia di 30 centimetri per 50, che sorregge i sostegni che ruotano. Per il resto c’è solo la colonna centrale appoggiata sul “pianterreno” diciamo. Si può chiudere ed aprire in un’ora».

C’è poi la questione capienza e pioggia: «Abbiamo presentato il progetto non chiuso a 360 gradi, ma con uno spazio aperto sul retro. Perché uno dei parametri del bando raccomandava di non andare a toccare la capienza dell’Arena che, essendo catalogato come impianto sportivo all’aperto, è di 12mila posti: ecco perché abbiamo tenuto aperta la copertura sul lato delle scene. Per chiuderla tutto servono solo 15 minuti in più (ma a quel punto non sarebbe più stato un impianto all’aperto, ndr). Gli altri questo parametro non l’hanno rispettato. Poi c’è la pioggia. Parliamo di 12mila metri quadrati, pensate a quanta acqua piovana si raccoglie. Nel nostro progetto tutta l’acqua finisce nella colonna centrale e attraverso due condotti nascosti nella colonna centrale confluisce nel collettore di cavea. Gli altri? Verso l’esterno, senza meglio specificate precisazioni: vogliamo fare le piscine fuori dall’Arena?». Senza contare l’aspetto economico: il progetto costa 5,3 milioni di euro, quello vincente 13,5.

Sulla questione è intervenuto anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, tramite la propria pagina Facebook: «L’Arena è stupenda così - dice -, il cappello mettetevelo nel...».

Continuate voi. (gib)

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