Arrivano 200 profughi, ma Finale dice no
Ieri la sollecitazione del Prefetto, oggi l’Area Nord decide . La giunta Palazzi: «Siamo in emergenza»
Come ampiamente prevedibile a fronte di una emergenza nazionale che di giorno in giorno si aggrava, anche la Bassa ex terremotata - almeno secondo tanta politica - si appresta ad accogliere circa 200 profughi, in questa prima fase. Ipotesi già emersa in un vertice a Bologna, qualche settimana fa. Ed è stato espressamente richiesto - al di là dei formalismi - ieri dal Prefetto di Modena, Maria Patrizia Paba, che ha incontrato i sindaci dei nove comuni dell’Area Nord.
Ovviamente non si è parlato dei dettagli della collocazione, ma si sono solo ipotizzate strutture alberghiere e similari, oltre, anche qui inevitabilmente, a strutture parrocchiali o già destinate all’accoglienza dei terremotati, ed eventualmente di privati che vorranno mettere a frutto alloggi disponibili, magari ristrutturati dopo il sisma ed inutilizzati.
La notizia dell’incontro è stata tenuta segreta. Oggi i sindaci si erano riproposti di parlarne per mettere a punto dettagli e comunicazioni nella “Giunta” dell’Unione dell’Area Nord. Ma il Comune di Finale ha preferito giocare a carte scoperte e già ieri, dopo aver partecipato all'incontro con il vicesindaco Lorenzo Biagi, la giunta comunale guidata dal sindaco Palazzi si è espressa negativamente: «Non è questione di atteggiamenti legati all’orientamento politico, qui siamo di fronte a una situazione oggettiva di difficoltà che rende, a nostro parere, inattuabile l’accoglienza di profughi nel nostro Comune. Siamo ancora alle prese con una grave crisi economica che ormai da parecchi anni attanaglia la nostra società e, non dimentichiamolo, restiamo nel pieno di un’emergenza provocata dal sisma di maggio 2012». Emergenza che la stessa Regione, pur avendo ristretto l’area del cratere e dichiarato a più riprese il modello emiliano come risolutivo, ha prolungato per il momento, fino al 31 dicembre 2018.
«I nostri servizi sociali - dice Finale - rischiano già il collasso, costretti come sono a fronteggiare quotidianamente file di persone, italiane e straniere, che si rivolgono al Comune per chiedere aiuto. L’arrivo di profughi richiedenti asilo riteniamo non sia né economicamente, né socialmente sostenibile per questo territorio e per il nostro Comune in particolare, che già accoglie e cerca di integrare più di 1700 cittadini stranieri (l’11% dei residenti)... Dichiariamo l’assoluta indisponibilità a una eventuale imposizione e di volerci avvalere di tutti i mezzi leciti per fronteggiare tale possibilità».
A fronte del silenzio delle maggioranze, ieri sono invece intervenute le minoranze politiche: «I nostri cittadini non sono ancora rientrati nelle loro case e non possiamo accollarci in questo momento il problema di dove ospitare anche queste persone. È bene ricordare che per i migranti ospitati nel 2011 l’Area Nord sta ancora spendendo un sacco di soldi. In Ucman abbiamo votato un prelevamento dal fondo di riserva, per dare ad un migrante del Ciad 4.000 euro per “andare via” in un centro trovato dall’Arci a Salerno. Se non fosse stato allontanato sarebbe costato ai cittadini ben 15.200 euro per il 2017», dicono Platis, Borsari e Neri di Forza Italia. Francesca Guerzoni della Lega Nord di Mirandola, si dice contraria e annuncia una nuova interrogazione, dopo che le era stato risposto con un rimpallo all’Ucman a quella presentata a gennaio.
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