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Bus soppresso, Barigazzo alza le barricate

LAMA MOCOGNO. Una raccolta firme per riavere la corriera. È quella che sta mobilitando in questi giorni la piccola ma combattiva comunità di Barigazzo, una novantina di anime tenacemente aggrappate...

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LAMA MOCOGNO. Una raccolta firme per riavere la corriera. È quella che sta mobilitando in questi giorni la piccola ma combattiva comunità di Barigazzo, una novantina di anime tenacemente aggrappate al borgo a 1.200 metri, sulla via Giardini, a metà strada tra Lama (di cui è frazione) e Pievepelago. Gente che non si rassegna alla perdita, dal 9 gennaio con la ripresa delle scuole, della corsa Seta che partiva da Pavullo alle 8.25 diretta verso Pieve e dell’altra di ritorno che lasciava Pieve alle 12.20 per riportare a Pavullo. Erano l’unica possibilità per chi abita a Barigazzo di andare e tornare da Pievepelago in mattinata, esigenza da non ricondurre unicamente all’ambito spesa: là infatti c’è anche il Poliambulatorio dove solo al mattino ci sono gli specialisti per le visite, senza contare il servizio di dialisi.

La soppressione del viaggio ha portato Vittoria Del Chiaro a scrivere una lettera aperta ai vertici di Seta e dell’Agenzia per la Mobilità corredata dalle firme delle persone che rivogliono il bus. Che sono parecchie: quasi una cinquantina raccolte solo nel weekend. «Avete lasciato sguarnito il bacino della via Giardini: com’è possibile raggiungere Pieve adesso solo con le corse delle 12.40 e 13.40 che non sono utili a nessuno?», si legge nel documento, che evidenzia le “molte lamentele” e chiude in modo cortese ma fermo: «Si prega di riconsiderare il tutto».

«Dicono che non c’è nessuno che da Barigazzo va a Pieve - nota la Del Chiaro - ma non è vero. Non siamo tanti a vivere qui, ma abbiamo diritto a un servizio pubblico che permetta a chi non ha l’auto di poter muoversi e andare dal dottore». (d.m.)

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