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ADOTTATO IL DECALOGO SULL’INFORMAZIONE

Donne, lotta alla violenza Modena diventa modello

Donne, lotta alla violenza Modena diventa modello

Un nuovo femminismo nasce a Bologna con “Non una di meno”, un movimento che riconosce e le proprie radici storiche, ma al contempo comprensivo delle diversità e degli sviluppi teorici delle nuove...

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Un nuovo femminismo nasce a Bologna con “Non una di meno”, un movimento che riconosce e le proprie radici storiche, ma al contempo comprensivo delle diversità e degli sviluppi teorici delle nuove generazioni.

Un femminismo intergenerazionale e intersezionale che intreccia pratiche, culture, antirazzismo, antisessismo, pluralità di generi e orientamenti Lgbt, ma che soprattutto ha compreso la potenza strategica del fare rete mettendosi in relazione.

Il piano femminista antiviolenza che sarà presentato a giugno, ha preso forma negli otto tavoli di discussione che hanno caratterizzato la giornata di sabato e la cui elaborazione continuerà con una revisione on-line.

Un pezzo di esso, relativo alla sezione informazione, ha origine modenese: è stata infatti votata l’adozione del decalogo giornalistico “Linee guida per parlare di violenza di genere” prodotto dal Centro Documentazione Donna nel progetto ‘Le parole per non dirla’.

Le raccomandazioni, frutto di un denso lavoro di ricerca sulla Convenzione di Istanbul, su fonti nazionali e internazionali, che due anni fa coinvolse direttamente cittadinanza, professioniste/i dei media, parte dalla deontologia professionale e dall’applicazione del diritto alla non discriminazione proponendo di “diffondere una giusta definizione riconoscendo correttamente le forme di violenza e la sua radice culturale come motivazione e riflesso delle relazioni di potere diseguali tra uomini e donne”.

I media dovrebbero, fra le altre indicazioni, garantire il rispetto della dignità della persona nell’uso non sessista di contenuti e immagini, superando l’approccio sensazionalistico e legalitario che influenza le notizie, promuovendo un uso corretto della lingua che sia comprensivo delle esatte terminologie e della declinazione femminile.

«Un riconoscimento che evidenzia come le associazioni sappiano produrre cultura e saperi al femminile. Valorizzare e sostenere anche economicamente le competenze delle giornaliste è un modo per contrapporsi alla precarietà lavorativa e applicare uno sguardo differente all’azione politica e comunicativa – ha detto la Presidente Vittorina Maestroni - sappiamo da sempre quanto è fondamentale il contributo delle donne allo sviluppo sociale ed economico: dobbiamo far crescere in tante questa consapevolezza».

Un’occasione sarà quella del prossimo 8 marzo con lo sciopero delle donne e dei generi. Una giornata di mobilitazione che ha la copertura di Cobas, Slai Cobas, Usb e Usi. Le promotrici invitano con forza a una presa di posizione pubblica da parte di quei sindacati confederali, Cgil in primis, che, benché presenti in piazza a Roma lo scorso 26 novembre, ancora non si sono pronunciati chiaramente sulla 24 ore di astensione dal lavoro produttivo e riproduttivo. Alla due giorni hanno partecipato Udi, Centro documentazione donna, Centro antiviolenza .

Silvia Bonacini

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