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Aferetica, a Mirandola il futuro dei trapianti

di Stefano Turcato
Aferetica, a Mirandola il futuro dei trapianti

Una vita lavorativa nel distretto della Bassa poi l’idea di un’azienda che si occupa di purificare gli organi prima degli interventi grazie a un network di ricercatori

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Si può diventare startupper in età quasi da pensione. Potrà sembrare anomalo ma l’esempio lampante e vincente è materializzato da Mauro Atti e Stefano Rimondi, 63 e 67 anni, che dopo una vita da manager nel 2013 hanno avuto il coraggio di mettere a frutto esperienze e conoscenze accumulate in ambito biomedicale per lanciarsi nell’avventura di una start up, ovviamente del settore e nel distretto di Mirandola, che a pochi anni di distanza può già presentare i connotati e i numeri di chi ce l’ha fatta. Dalle parole di Mauro Atti traspaiono l’orgoglio e la soddisfazione, ma anche la passione sincera, di chi ha profuso nel progetto imprenditoriale di Aferetica, il nome della start up, un impegno totale unito alla consapevolezza di un know how con pochi confronti.

Startupper a 60 anni. «Di fatto siamo partiti nel 2014 – dice Atti – io come formazione sono un chimico ma la base di avvio erano le esperienze maturate sia da me sia dal mio socio Rimondi in circa 30 anni di attività manageriale in aziende biomedicali quali Bellco, Hospal Gambro, Sorin e Baxter ma credo che il patrimonio più importante che avevamo, e che abbiamo capitalizzato, era la conoscenza profonda del network in ambito clinico e ospedaliero cui rivolgersi per dare vita ai nostri progetti innovativi».

La start up Aferetica di Atti e Rimondi ha sede inevitabilmente a Mirandola, si occupa di perfusione e depurazione degli organi dedicati al trapianto con un apporto innovativo importante perchè fondato su un’attività di ricerca e sviluppo nell’ambito dei sistemi terapeutici per rimuovere dal sangue e dall’organismo le molecole che provocano numerose sindromi o patologie. Questi fattori vengono rimossi ed ecco l’aferesi, con benefici determinanti per il trapianto di organi, una svolta in questo settore così delicato.

Connubio ricerca-produzione. «Questa connessione così stretta fra ricerca e produzione biomedicale – continua Atti – determina continue soluzioni innovative ed è il grande insegnamento di Mario Veronesi da cui è nato il distretto di Mirandola. Certi risultati derivano anche dalla stretta collaborazione fra aziende del distretto, anzi senza il distretto non sarebbero possibili». Aferetica concentra a Mirandola gli apporti di una rete di clinici, docenti, ricercatori, industriali, istituzioni con l’obiettivo di utilizzare nella pratica clinica terapie aferetiche, di rimozione di tossine, avviando il loro uso in nuovi ambiti clinici.

L’idea vincente. Mauro Atti spiega quale sia l’idea vincente che determina il successo di Aferetica: «Gli organi disponibili per i trapianti di rene, fegato, polmoni sono pochi rispetto alle esigenze, sappiamo delle liste di attesa interminabili. Aferetica si occupa del cosiddetto ricondizionamento degli organi che porta a un mutamento radicale nei trapianti. Dopo che sono stati prelevati, gli organi vengono perfusi con liquidi adeguati che, per così dire, li tengono vivi e li rendono più idonei al trapianto. Gli organi nella fase che precede il decesso sono sottoposti a una lunga serie di insulti, aggressioni del sistema immunitario che appunto reagisce all’insulto esterno. La perfusione ex vivo determina un condizionamento dell’organo post trapianto e garantisce una conservazione e rigenerazione determinanti per la migliore riuscita del trapianto stesso. In termini generici – chiarisce l’imprenditore – si può dire che l’organo viene purificato con l’eliminazione di molecole tossiche. Abbiamo cominciato con il polmone in centri ospedalieri come Torino poi il Policlinico di Bergamo e quello di Milano, realtà tra le prime in Italia per i trapianti».

Ora Aferetica ha realizzato il prototipo utilizzabile per i trapianti di rene e fegato e pochi giorni fa ha presentato i risultati in un importante convegno che si è tenuto a Milano.

Il convegno. Al Centro Congressi Cariplo pochi giorni fa Aferetica ha presentato i progetti di ricerca, frutto della collaborazione tra la start up e oltre 50 centri italiani di ricerca.

Nel primo Workshop nazionale “Purification Therapies” sono stati chiamati a confronto oltre 200 esperti da tutta Italia. All’attenzione di tutti i nuovi approcci terapeutici, nati dalla collaborazione tra competenze tecnologiche e cliniche, per sindromi e malattie gravissime come la sepsi e le nuove proposte per lo sviluppo del trapianto di organi.

«La nostra proposta – dice Atti – è originale, l’abbiamo brevettata e la stiamo proponendo. Aferetica all’inizio era costituita dai due fondatori, ora abbiamo dieci dipendenti e nel 2016 abbiamo raggiunto un fatturato di 1,3 milioni di euro. Soprattutto mi inorgoglisce lo sviluppo di una serie di idee e di prodotti che consentono soluzioni innovative per il futuro dei trapianti».

Ospedali in difficoltà. Soddisfazioni e risultati positivi ma i problemi non mancano e un imprenditore come Atti non si sottrae quando si tratta di evidenziarli: «Il problema più grande - dice - sta nel fatto che non si può immaginare quanto sia difficoltoso l’ingresso dell’innovazione in clinica. C’è un problema di natura economica che grava sugli ospedali e chi li gestisce quasi sempre vede l’innovazione come un aggravio e non come investimento. Si guarda solo ai costi ma la terapia intensiva costa più di tremila euro al giorno per paziente ma non ci si rende conto che se si investe sui trapianti e sull’innovazione per il sistema sanitario i risparmi diventerebbero enormi». Parola di chi sta contribuendo concretamente al futuro dei trapianti di organi, un futuro che nasce a Mirandola.

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