Condannati i boscaioli abusivi di Faeto
Serramazzoni. Tagliarono 500 quintali di alberi in zona vincolata, realizzando una strada “fantasma”
SERRAMAZZONI. Cinque mesi di reclusione più il pagamento delle spese legali. Si è concluso con una condanna per tutti gli imputati il processo per il taglio, nel 2013, di 500 quintali di legna di quercia nel bosco di Faeto (Serra), nella zona soggetta a vincolo idrogeologico e paesaggistico delle “Rive”, sopra Pompeano.
Dopo due rinvii dietro fila, ieri si è svolta la discussione finale, al termine della quale il giudice Luigi Tirone ha giudicato colpevoli Adolfo Ferrari (detto Lorenzo), Daniele Ferrari e Mario Venturelli, tutti della zona. Il pm Maria Angela Sighicelli aveva chiesto 8 mesi e 500 euro di penale per ciascuno, ma sono state concesse le attenuanti generiche, così come la sospensione della pena per i tre, incensurati. Però c'è il netto riconoscimento di responsabilità per un fatto che fece molto discutere. Il maxi taglio abusivo infatti comportò anche la realizzazione di una strada lunga 200 metri e larga 3, parecchio impattante nel contesto del bosco. Da qui il 15 ottobre 2013 l’informativa alla Procura da parte del Corpo Forestale, che evidenziò una tipologia di opera realizzata “in assenza della relativa autorizzazione dell'ente competente (Comunità Montana)”. Le indagini individuarono in Adolfo Ferrari l'esecutore dei lavori, che avrebbero comportato la costruzione della strada per il trasporto della legna con il coinvolgimento di Daniele Ferrari e Mario Venturelli. Cosa a tutto danno dell’Azienda Agricola Faeto di Lucia Dallari, proprietaria del terreno, che proprio nella vendita di legna ha la sua fonte di reddito e che attraverso il perito Roberto Bandieri ha documentato lo scempio compiuto in un bosco di quercia non tagliato da 40 anni. Peraltro l’azienda si è trovata anche in una posizione difficile nei confronti del Comune, perché in assenza di prova giudiziaria della responsabilità di altri nel taglio, ne rispondeva lei per gli effetti amministrativi.
Da qui il sollievo alla sentenza: «Sono davvero felice – ha sottolineato Lucia Dallari – anche perché il verdetto adesso renderà sicuramente più semplice il risarcimento del danno in sede civile», dove è seguita dagli avvocati di Serra Nicola Baisi e Simona Ferrari.
«I miei assistiti continuano a sostenere fermamente di non aver costruito la strada – ha commentato il legale Erica Romani, di Reggio - tra 60 giorni leggeremo con attenzione le motivazioni della sentenza e poi valuteremo l'appello». (d.m.)
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