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Emotion

«Fotografo tutto l’Universo dal giardino di casa mia»

di Giovanni Balugani
Luca Fornaciari
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Luca Fornaciari

L’amatore di Torre Maina Luca Fornaciari racconta la sua grande passione per l’astronomia: «Catturare il cielo e poterlo raccontare attraverso i miei scatti è meraviglioso»

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MARANELLO. «Nell’era digitale in cui vediamo e troviamo tutto online, senza più riuscire a discriminare tra un’immagine vera e una realizzata a computer, l’esperienza diretta di osservazione da un telescopio è senza pari. È qualcosa che si vive direttamente, che si sperimenta su se stessi e che diventa coinvolgente».

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Mentre Luca Fornaciari, astrofotografo amatore, parla gli occhi e l’espressione del volto trasmettono emozioni quanto le parole stesse. Grafico in un’azienda di ceramiche, 33 anni di Torre Maina e starman moderno: «Durante il quotidiano siamo abituati a percepire una realtà limitata, ristretta e contenuta alla nostra casa, al nostro paese o magari alla nostra nazione. Però difficilmente ci soffermiamo a pensare quante cose ci circondano fuori dal nostro pianeta: forse a qualcuno può suonare strano, ma è estremamente vero e reale. L’astronomia e nel mio caso particolare la fotografia astronomica permettono di rendersi conto delle giuste misure: di vedere quanto altro c’è fuori dal nostro mondo. Ecco perché realizzare una fotografia di “quei mondi là” mi dà grande soddisfazione e mi permette anche di raccontarlo alle altre persone».

Semplice, ma anche profondo come lo spazio che Luca cattura con la sua reflex: oggetti astronomici della nostra galassia e oltre, a migliaia o milioni di anni luce di distanza.

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«Tutto è iniziato da piccolo. Ho semplicemente unito il mio grande amore per l’astronomia a quello trasmesso da mio padre, che è un fotografo canonico. E così negli anni ho prima osservato il cielo con il classico telescopio che si regala ai bambini e sono rimasto folgorato. Poi crescendo ho scoperto l’astrofotografia. Diversi anni fa ho iniziato a frequentare un’associazione storica di astrofili di Modena che si chiama Gabga e ho scoperto che si potevano fotografare gli oggetti dell’Universo. Ho iniziato cinque anni fa, acquistando i primi strumenti, poi per step sono andato avanti migliorando. Bisogna studiare tanto, sia astronomia sia la tecnica fotografica».

Semplificando al massimo, Luca riesce ad immortalare oggetti lontanissimi grazie ad una reflex, installata su un telescopio, che lavora per una notte intera immortalando l’oggetto prescelto, sia esso una stella o una nebulosa o una galassia. Poi si passa alla parte grafica a computer, che può durare anche alcune ore, ma in cui, come ci tiene a specificare Luca, non si tocca nulla del reale: «Niente è finto, si ottimizza solo il segnale che si è raccolto. I colori ad esempio non si cambiano, si esaltano».

E poi c’è un’altra conditio sine qua non: l’inquinamento luminoso. E l’Emilia, in questo, può vantarsi, si fa per dire, di essere il secondo cielo più inquinato del pianeta alle spalle della Corea del Sud: «Tuttavia, l’osservazione dei pianeti del nostro sistema solare si può fare anche da Modena, da una terrazza. Per il deep sky (lo spazio profondo) è tutta un’altra storia. Già Torre Maina, dove abito io, è un luogo migliore, anche se non ottimale, visto che l’inquinamento luminoso si diffonde per decine di chilometri. Non ho l’opportunità di trascorrere intere notti ad esempio in Appennino, ma resto nel mio giardino dove monto e smonto la mia attrezzatura a seconda delle condizioni atmosferiche». E Luca ama anche narrare le sue fotografie e lo farà al Mabic di Maranello dove sabato alle 17 inaugura un’esposizione: «Durerà un paio di settimane. Farò una piccola presentazione e avrò la possibilità di raccontare di persona le mie immagini». Una visita guidata nell’Universo di Luca.

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