Gazzetta di Modena

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SPESE PAZZE. parla l’avvocato

«I rimborsi regionali erano senza firma»

Lo avevano spiegato i tre consiglieri regionali modenesi condannati dalla Corte dei Conti e lo ribadisce ora che l’avvocato Antonio Carullo per i suoi assistiti: la Corte dei Conti ha deciso senza...

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Lo avevano spiegato i tre consiglieri regionali modenesi condannati dalla Corte dei Conti e lo ribadisce ora che l’avvocato Antonio Carullo per i suoi assistiti: la Corte dei Conti ha deciso senza tener conto che all’epoca dei fatti contestati (2010-14) non c’era nessun obbligo per i consiglieri di far firmare autorizzazioni dai capigruppo per i rimborsi spese presentati. Lo ha ribadito anche Luciano Vecchi, ex consigliere e oggi esponente di spicco del Pd a Roma incaricato dei rapporti con Bruxelles e l’Europarlamento: ha annunciato il ricorso in appello per questo motivo. Così anche Enrico Aimi, unico dei tre ancora in Regione, e Andrea Leoni (ritiratosi dalla politica e per ora rimasto in silenzio).

Scrive Carullo in una nota diffusa: «La sentenza della Corte dei conti, Emilia Romagna, di condanna di 26 consiglieri regionali della nona legislatura sarà appellata avanti la Corte dei Conti sezioni di appello Roma».

«È intenzione dei miei assistiti - spiega il docente universitario di diritto - far valere le loro ragioni fino in fondo, poiché considerano la sentenza di condanna immotivata ed anche in contrasto con la decisione della Corte dei Conti Sezioni Riunite di Controllo Roma (luglio 2014)».

Le ragioni della condanna, spiega Carullo, si riferiscono alla “non inerenza” della spesa e alla carenza di motivazioni, anche se ogni singolo scontrino sia stato adeguatamente e ampiamente rendicontato e spiegato, nonché alla mancanza di autorizzazione al consigliere da parte del capogruppo.

«Su questo aspetto ricordo che non vi è, e non vi era, alcuna legge regionale o regolamento o disposizione dell'ufficio di Presidenza dell'Assemblea Legislativa che prevedesse la preventiva autorizzazione scritta del capogruppo ai consiglieri per poter svolgere la loro attività politica istituzionale e, quindi, avvalersi dei rimborsi spese a carico del bilancio del gruppo assembleare (tesi peraltro sorprendente se solo la si rapporti ad un Gruppo misto ove non vi è nemmeno omogeneità di appartenenza ad un uguale partito). Inoltre il capogruppo, chiamato a pagare il 50%delle somme contestate ad ognuno dei consiglieri, non può assumere il ruolo di agente contabile».

Aimi ha anche sottolineato che la sentenza parla di colpa e non di dolo da parted ei consiglieri.

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