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Profughi, la Bassa chiede garanzie

Profughi, la Bassa chiede garanzie

Tesissima riunione tra i sindaci dopo il No di Finale. Oggi nuovo incontro con il Prefetto: ok all’accoglienza ma con cautela

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MIRANDOLA. La fuga in avanti di Finale, che con un comunicato aveva annunciato in un solo colpo la richiesta della Prefettura di accogliere richiedenti asilo anche nella Bassa terremotata e il contemporaneo diniego del sindaco Palazzi e della sua Giunta, ha avuto pesanti ripercussioni sulla riunione tra sindaci, avvenuta ieri mattina. Finale ha incassato la durissima critica dei colleghi per l’autonoma strategia comunicativa - anche ieri, però, i sindaci hanno deciso di non affrontare la questione pubblicamente - e ha parlato di rispetto verso gli elettori visto che il paese ha un chiaro mandato “leghista”.

Ma i circa 200 profughi - la legge prevede ne arrivino 2,5 ogni mille abitanti - prima o poi nella Bassa dovranno venire. Il Prefetto Paba è stata imperativa durante il primo incontro e sarà lei a dover gestire l’invio dei migranti anche nelle zone terremotate, finora escluse dalla distribuzione provinciale. Non si attenderà la scadenza dell’emergenza sisma per disporre un trasferimento che sta già facendo discutere tra i cittadini, schierati da una parte per l’accoglienza e dall’altra contro il piano di ospitalità.

Non decideranno i sindaci, neppure Finale, ma l’ultima parola spetterà al Prefetto, che oggi rivedrà i politici durante una riunione del Tavolo della sicurezza a Mirandola. E all’ordine del giorno, nella riunione convocata poco prima di mezzogiorno, ci sarà parecchia carne al fuoco a partire proprio dalla situazione emergenziale del territorio. I sindaci vorrebbero una vera presa di coscienza dei problemi legati alla criminalità e all’integrazione tra forze dell’ordine e aspettano conferme sul futuro della caserma di Concordia e sul suo ripristino dopo le promesse dell’imminente avvio della ristrutturazione di un edificio abbandonato da dopo il terremoto del 2012.

Ma la seduta, a cui parteciperà il Prefetto, dovrà anche portare in discussione le garanzie che i sindaci chiederanno per ospitare i richiedenti asilo. La Bassa è una zona fragile - ribadiranno - e quindi serve cautela. Ci si opporrà all’invio massiccio di profughi in un’unica soluzione mentre si proporrà arrivi centellinati e spalmati nel tempo. C’è poi la necessità di evitare ghettizzazioni, come invece capitato altrove, preferendo una distribuzione su tutto il vasto territorio dell’Area Nord, frazioni comprese, e in abitazioni private piuttosto che in strutture mastodontiche e capaci di accorpare più famiglie. In più c’è un altro problema: la gestione dei piani di integrazione sociale. I sindaci non hanno esperienza e quindi le strutture comunali andranno guidate per garantire progetti di inclusione, necessari ad evitare l’aumento della tensione che già si respira nei paesi terremotati. (fd)

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