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Cavina: «Sì alle cure palliative»

Cavina: «Sì alle cure palliative»

Il vescovo interviene nel dibattito sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento

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«Una falsa compassione quella che priva della volontà di affrontare la sofferenza e di accompagnare chi soffre e porta alla cancellazione della vita per annientare il dolore, stravolgendo, così, lo statuto etico della stessa scienza medica». Usa queste parole il vescovo Francesco Cavina, intervenuto al convegno sul tema “Cure palliative e accanimento terapeutico” rivolto a medici, operatori sanitari e giuristi che si è svolto sabato scorso.

Si tratta di un riferimento diretto al dibattito politico in corso sul disegno di legge riguardante le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) Proprio sul valore del sostegno e dell’accompagnamento attraverso le cure palliative si è soffermato monsignor Cavina nella sua relazione. «Oggi non si accetta più la condizione di malattia - ha affermato il vescovo - e la stessa morte come una possibilità concreta della vita. Si è caduti nell’equivoco che lo scopo della sanità sia quello di dare più farmaci, più strutture, tralasciando il cuore della cura che sta nel rapporto personale tra chi cura e chi è curato, fatto di accoglienza, ascolto, di rispetto della dignità, di vicinanza, di sostegno».

In varie situazioni come Sla, pazienti oncologici terminali, demenze, «le cure palliative hanno lo scopo di lenire - ha ricordato Cavina - una vasta gamma di sintomi, di sofferenze di ordine fisico, psichico, mentale e richiedono perciò l’intervento di equipe di specialisti con competenza medica, psicologica e religiosa, tra loro affiatati per sostenere il paziente nella fase critica. La vera compassione, per usare un’espressione di San Giovanni Paolo II, da una parte ‘promuove ogni ragionevole sforzo per favorire la guarigione del paziente’, ma ‘dall’altra aiuta a fermarsi quando nessuna azione risulta ormai utile a tale fine’. L’intuizione delle cure palliative - ha concluso Cavina - di riportare al centro l’uomo e il suo bisogno di essere amorevolmente accompagnato nella fatica del cammino della vita, può essere uno sprone educativo per tanti campi della medicina moderna in modo che accanto a tecnologie e cure innovative ci possa essere il forte sostegno del rapporto di cura. Mentre chi ha responsabilità politiche è chiamato a rivolgere lo sguardo alle realtà più virtuose dove le cure palliative sono messe in atto e favorirle dove sono carenti piuttosto che rincorrere scorciatoie frutto di condizionamenti ideologici». (s.a.)

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