Scontri in Redecocca, il Guernica: "Dopo le botte anche l'oltraggiosa stangata giuridica"
Lungo comunicato dopo le misure cautelari emesse nei confronti degli attivisti coinvolti, secondo la Questura, negli scontri del maggio 2016
MODENA. Dopo le misure cautelari emesse dalla Procura di Modena, il Guernica risponde con un lungo comunicato che pubblichiamo:
"A 9 mesi da quell'11 maggio 2016, giorno in cui vennero sgomberati gli spazi sociali di via Carteria e le occupazioni abitative di via Bonacorsa e Sant'Eufemia, giungono nuove denunce e misure cautelari, che si sommano a quelle già notificate sul momento agli occupanti e a Francesca. Al partito democratico non è bastato gettare in mezzo alla strada cento persone, tra cui una trentina di bambini. Non sono bastate le botte selvagge sulle scalinate di Redecocca ad attivisti e solidali, serve di più, occorre infierire. Infatti questa mattina sono state notificate a 8 giovani del collettivo Guernica gli obblighi di firma giornaliera, mentre altri 2 hanno ricevuto l'obbligo di dimora. Quello del maggio scorso a Modena è stato l'ennesimo sgombero che ha visto dalle ambulanze bloccate al diritto di cronaca sospeso, tanto per citare due cosucce a margine della consueta brutalità istituzionale. E' un messaggio chiaro quello che emerge: la guerra alle classi sociali poste in difficoltà dal “nuovo che avanza” deve continuare senza tregua e con nuovo impulso".
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Un “nuovo che avanza” che con una mano sprigiona nuovi privilegi mentre con l'altra intende spazzare via definitivamente tanto i movimenti quanto chiunque non accetti di chinare la testa al nuovo corso. Ne rappresenta un esempio anche Michele, ragazzo suicida morto di precarietà qualche giorno fa. In tale contesto si iscrive la spudorata e vergognosa operazione repressiva nei confronti del collettivo Guernica. In quella giornata infatti la polizia utilizzò manganelli sventolati al contrario per fare più male, caricò indiscriminatamente sulle scalinate di Redecocca impedendo di supportare attivamente le famiglie appena sgomberate e ferendo permanentemente una ragazza appena quindicenne (successivamente denunciata per “violenza, lesioni e resistenza” a pubblico ufficiale), rallentando addirittura l'arrivo dei soccorsi. La logica che sta alla base di questo meccanismo giuridico è nota: un poliziotto ha commesso un crimine e bisogna salvare il decoro dell'arma e la sua. Dunque un crimine per le vittime si inventa, per giustificare a posteriori il misfatto del poliziotto. La logica non cambia mai: negli anni '70 quando ammazzavano qualcuno per strada, poi mettevano nelle mani del manifestante una pistola con cui tiravano un colpo. Oggi si inventano resistenze, oltraggi e violenze a prescindere dalla condotta individuale: basta essere colpiti, quindi presenti, per diventare colpevoli. L'11 Maggio a Modena si è deciso di scoperchiare l'arroganza del PD, il suo ruolo infatti è stato quello di appoggiare l'operato della questura e della procura, definendo un unico filo che lega le istituzioni del territorio sul piano politico. In quei giorni di accesa lotta politica sul diritto all'abitare le istituzioni non hanno fatto altro che alzare muri nei confronti di chi chiedeva unicamente il rispetto di diritti e dignità. Come se non bastasse, nonostante la proposta di housing sociale avanzata da noi a latere degli sgomberi, il comune non ha ancora fornito risposte definitive alle famiglie, che attualmente alloggiano temporaneamente nel Residence Costellazioni. Leggiamo fogli della procura pieni di inesattezze, con fatti gonfiati ad hoc per giustificare le misure cautelari. Riportiamo dal foglio firmato dal giudice stesso: “Nonostante la formale incensuratezza degli indagati[...]
Considerato che trattasi di soggetti particolarmente attivi come gruppo “Guernica”, presenti in ogni occasione di manifestazione di qualsivoglia forma di dissenso all'autorità pubblica, le predette esigenze cautelari devono considerarsi certamente attuali.” Ad essere messa in discussione è la volontà di porre termine all'ingiustizia sociale che sindaco e istituzioni varie alimentano politicamente, è quindi attaccata la libertà di dissenso di ognuno di noi. Una bestialità fascista.
Non finisce qua: le ulteriori denunce mosse dalla procura hanno il CONCORSO MORALE come principale argomento di accusa. Il solo fatto di essere presenti e testimoni diventa reato. Giusto sabato è andato in scena un corteo di protesta sociale contro le condizioni lavorative di migliaia di lavoratori del comparto carni modenese e contro la repressione subita dal sindacato conflittuale che li appoggia, i S.I. Cobas. Anche in quella occasione il questore si è prodigato in dichiarazioni folli, volte a screditare il diritto alla libera manifestazione definendola “abusiva” dopo averla perentoriamente vietata. Nel frattempo continueremo a camminare a testa alta, noi, consapevoli che non saranno le ennesime denunce a fermare la lotta. La Modena degna e solidale che ha sfilato compatta nel maggio scorso, sfidando i divieti della questura, per manifestare la propria solidarietà agli occupanti e al nostro collettivo, è ancora viva, e non si lascia intimidire facilmente. Quando l'ingiustizia si fa legge, ribellarsi è necessario! Fermarci è impossibile."
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