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Funerali con estorsione a Modena: «Voleva 30 euro per ogni morto»

di Carlo Gregori
Funerali con estorsione a Modena: «Voleva 30 euro per ogni morto»

Un agente racconta ai giudici che la 50enne imputata per tentata concussione pretendeva i soldi per la vestizione del defunto (che avrebbe dovuto fare gratis)

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MODENA Processo alla ex necrofora dell’ospedale di Baggiovara: ieri pomeriggio è giunta una testimonianza in aula che ha confermato uno dei gravi capi di accusa contro la 50enne un tempo addetta ai morti nell’ospedale e ora accusata di tentata concussione (in quanto pubblico ufficiale) e molestie. Un agente di onoranze funebri di un Comune in provincia di Modena ha spiegato ai giudici del Terzo Collegio che l’imputata era solita chiedere 30 euro per accelerare le pratiche di “vestizione” della salma da consegnare all’agenzia e ai parenti per il funerale. Il testimone ha confermato che la necrofora, A.I. (difesa dall’avvocato Vera Benini), ha chiesto quella cifra ogni volta, tra le poche che gli erano capitate, in cui era andato a Baggiovara per seguire dei defunti in vista del funerale. Poi si è rifiutato perché si trattava di un atteggiamento illegale inaccettabile e contrario oltrettutto ai doveri di chi chiedeva quei soldi che ha l’obbligo di procedere gratuitamente senza ostacolare nessuno.

In mattinata è stata ascoltata la coordinatrice della necrofora (oggi assegnata a un altro ospedale, in provincia). La sua ex “capa” ha spiegato che le segnalazioni di irregolarità o di illeciti venivano raccolte solamente se erano presentate in forma scritta e non oralmente. Questo perché a sua volta girava la pratica alla Direzione Sanitaria che valutava e agiva in autonomia, dopo le sue indagini interne sull’operato del necroforo segnalato.

Alla prossima udienza, fissata per novembre, testimonierà probabilmente il titolare dell’agenzia di onoranze funebri Adani Bigi e Trenti del consorzio Cofim (oggi parte civile, assistito dall’avvocato Roberto Chiossi), che ha parlato per primo apertamente di questo gravissimo caso di malcostume e delitto contro i doveri di un pubblico ufficiale. Come detto, il denaro illecito, stando all’accusa, arrivava dalla pratica della vestizione, ovvero la sistemazione della salma del defunto in ospedale prima della consegna per il funerale. La vestizione diventava lenta, se non si dava un “contributo” alla necrofora, accusa la parte civile: c’era sempre qualche inghippo, qualche carta burocratica che non si riusciva a concludere oppure sparivano persino le viti delle bare. Insomma, quella che doveva essere una semplice operazione preparatoria al rito funebre diventava un tormentone che si chiudeva solo con la banconota. Per questo l’accusa è di tentata concussione e di molestie. L’altra accusa riguarda invece le assegnazioni di funerali che la necrofora avrebbe procurato alle agenzie “amiche” in cambio di una “gratifica”. Si avvicinava ai parenti dei defunti sconvolti e suggeriva l’agenzia, quando in ospedale è scritto a chiare lettere che la scelta deve essere compiuta liberamente, senza suggerimenti.

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