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Pioggia di critiche sui social network «A casa vostra». «Prepariamo i fiori»

Ecco alcuni dei commenti raccolti sul nostro sito e sui social network rispetto agli articoli della Gazzetta sull’accoglienza dei profughi. Andrea Arbizzi: «I soldi per accogliere finti profughi ci...

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Ecco alcuni dei commenti raccolti sul nostro sito e sui social network rispetto agli articoli della Gazzetta sull’accoglienza dei profughi.

Andrea Arbizzi: «I soldi per accogliere finti profughi ci sono, gli alloggi pure, i soldi per mantenere i rom ci sono, ma i soldi per aiutare le mamme italiane dove sono? I soldi per vigilare sulla sicurezza, per dare un alloggio ai terremotati e per incentivare il lavoro giovanile? Chi viene qui in italia per farsi una vita onesta lavorando e non rubando, è super benvenuto...».

Daniele Ansaloni: «I soldi per i migranti ci sono sempre mentre mancano sempre per la comunità».

Gianfranco Semeraro: «Come sono celeri le autorità a trovare sistemazioni per i “migranti” clandestini, quando si tratta invece di trovare case sfitte per italiani in difficoltà si defilano tutti».

Mariangela Malagoli: «Mi piacerebbe vedere di questi 39 quanti sono donne e bambini! Diteci anche quando arriva il pullman che prepariamo corone di fiori e petali al loro passaggio!».

Maurizio Raisi: «Dopo la non ricostruzione del centro di Mirandola il Pd si prepara a mandarci un bel po’ di falsi profughi dopo aver costruito la mega moschea con i soldi dei terremotati».

Graziano Gennari: «Presumo che ogni sindaco favorevole a questo ospiterà almeno un profugo a testa nelle proprie case».

Cleta Manfredini: «Come sempre hanno deciso senza sentire i cittadini. Scommetto che a Medolla arriveranno dei ragazzoni a bighellonare per il paese. non bastano quelli che ci sono».

Diana Barbi: «Invece di aiutare gli italiani pensate solo alle persone che non scappano dalla guerra ma dalla voglia di lavorare al loro paese».

Bruno Buoli: «Lo volete capire che ne abbiamo abbastanza di immigrati e quant’altro, li andate a prendere e ci lucrate su, sulle nostre spalle, rimandateli a casa loro e finiamola, non ne possiamo più».

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