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Profughi, i sindaci della Bassa: «Solidarietà e coraggio non ci mancano»

Profughi, i sindaci della Bassa: «Solidarietà e coraggio non ci mancano»

Il sindaco Filippo Molinari: «Faremo accoglienza ricordando il nostro dramma». La Prefettura: «Arrivi graduali e diffusi»

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Ci vuole coraggio e convinzione di fare una cosa buona per dare il nullaosta all’arrivo di 209 richiedenti asilo nella Bassa terremotata. Quel coraggio che otto sindaci stanno dimostrando, andando anche contro la ribellione che monta sui social network, termometro della situazione. Eppure l’Area Nord ha deciso: l’accoglienza ci sarà con tempi e modi ancora da definire. La prossima settimana si terrà un’altra riunione in Prefettura e quando ci saranno certezze sul modello da attuare (gestione diretta dei Comuni o appoggio alla cooperativa vincitrice del bando della Prefettura) e sulle reali tempistiche allora inizieranno le assemblee informative.

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«Tutto è in divenire - spiega il sindaco di Medolla, Filippo Molinari - Non è stato definito ancora nulla se non il fatto che abbiamo dato una disponibilità di massima all’accoglienza. Sappiamo che si sta facendo qualcosa di non popolare, ma non scordiamo quella solidarietà che abbiamo ricevuto durante il terremoto e quello spirito di accoglienza che è nel Dna dell’Emilia Romagna. Si tratta di salvare persone, non dimentichiamolo mai. A chi dice no e mischia ricostruzione e accoglienza, come ha fatto il leader della Lega Matteo Salvini, dico soltanto che le due cose viaggiano parallele: una non esclude l’altra. La ripartenza dopo il sisma è la nostra priorità massima, la gestione dei richiedenti asilo andrà guidata ispirandosi a modelli già attuati. Non siamo i primi».

Intanto la Prefettura fa alcune specifiche sul piano di accoglienza, svelando come la stessa Regione fosse informata e spiegando quali strategie si potranno adottare nella Bassa. «Dal 2017 nella cornice delle intese raggiunte con l’Anci e con la “Conferenza Stato Regioni”, si è tenuto conto di un quadro di esigenze nazionali che non prevede più l’esclusione delle popolazioni dell’Emilia colpite da calamità nella determinazione del coefficiente di riparto».

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«Ai sindaci sono state illustrate le possibili modalità di accoglienza, auspicando un orientamento basato sul “protagonismo” delle Comunità con forme di gestione diretta, sottolineando la valenza di progetti che, mediante attività di volontariato in lavori di pubblica utilità da parte dei profughi, possano rappresentare una forma di “restituzione” alle collettività dell’ospitalità ricevuta. È stato comunque data assicurazione di dare corso ai trasferimenti con gradualità, nonostante le necessità dettate dagli arrivi nonché di effettuare le ripartizioni non necessariamente riferite ad una prospettiva comunale ma all’Unione nel suo insieme».

Che in altre parole significa: se qualcuno - Finale - non vuole i richiedenti asilo li potremmo anche mandare in altri paesi della Bassa. Ma i sindaci ospitali non sono molto dell’idea... (fd)

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