Gazzetta di Modena

Modena

San Felice: Riarrestata e riliberata la “banda delle galline”

San Felice: Riarrestata e riliberata la “banda delle galline”

Dopo il furto alla Edil Pozzi, ammanettati in tre, sorpresi a forzare un map Il giudice li manda a S. Felice con “obbligo di dimora”. Ma nessuno di loro ha casa

4 MINUTI DI LETTURA





SAN FELICE. Arrestati e liberati. Riarrestati e riliberati.

La banda di ladri “sgominata” dalle galline della Edil Pozzi va e viene con frequenza tragicomica da caserme dei carabinieri e tribunale.

Presi in flagrante (tre su quattro) nella notte mentre svaligiavano l’azienda di via Furlana, erano stati condotti martedì pomeriggio in tribunale a Modena, per la convalida dell’arresto e il processo per direttissima.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.14847566:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/02/08/news/gia-liberi-i-ladri-che-usano-i-map-come-covo-1.14847566]]

Alla Edil Pozzi nella notte avevano già rubato costose attrezzature (trovate nascoste in un map di via Tassi) e stavano rubando le botti dell’aceto. E le galline. Una delle quali deceduta “in battaglia”, ovvero soffocata nella valigia in cui era stata chiusa. Battaglia, perché proprio grazie alle “proteste” delle galline una vicina si è accorta del furto e ha avvisato i carabinieri.

Pronti via e a Modena i tre ladri sono stati scarcerati: processo rinviato di un paio di mesi e obbligo di firma per due di loro, che sono “senza fissa dimora”. Niente carcere, perché in fin dei conti di galline e poco più si trattava, e tutti i pasticci combinati dai personaggi in questione non potevano evidentemente fare “spessore”, in quanto non “passati in giudicato”. Fatto sta che obbligo di firma vuol dire presentarsi in caserma ogni giorno, mettere una firmetta e svanire. Fa pensare che debba avvenire proprio nel paese dove negli ultimi tempi avevano scatenato le questioni di cui sopra.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.14839840:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/02/07/news/san-felice-assaltano-ditta-di-notte-tre-arrestati-1.14839840]]

Specialmente Cerkaoui Gabbar, detto il “milanese”. Si è materializzato nella Bassa grazie all’intercessione di una comunità cattolica lombarda con quella sanfeliciana. Da Milano avevano garantito che il ragazzo, dopo un percorso di “redenzione”, era pronto per tornare alla vita civile, e chiedevano di dargli un’opportunità. Così a San Felice gli avevano anche già trovato un posto di lavoro in fabbrica, ma Gabbar ha mostrato da quando è arrivato molta più predilezione per altro. Fino - tra l’altro - a scatenare l’ira dei clienti del bar Kakao, stanchi delle sue... esibizioni. Lui, affrontandoli in condizioni psicofisiche non ottimali, ha pensato bene di mostrare bellicosità, spaccando a mazzate il vetro dell’auto di una ragazza e quello dell’altra baracchina, al mercato.

Gli fa da spalla in queste disavventure anche Youssef El Adklani, allontanato dalla famiglia (il padre è una persona stimata e rispettata a San Felice) dopo una adolescenza a dir poco turbolenta, con guai “non passati in giudicato” per furto e per droga.

I due si sono evidentemente trovati, e con loro il terzo arrestato di martedì, che doveva restare a Modena per l’obbligo di firma, e invece era a San Felice di notte a rubare negli uffici e nelle pertinenze dell’ azienda della famiglia Modena.

Bene. Il tempo di tornare a San Felice e Gabbar con El Adlani sono stati nuovamente arrestati dai carabinieri, mercoledì mattina. Poche ore dopo la liberazione. Con loro stavolta c’era anche Abdeljabbar Barakate, anche lui un volto noto che bazzica tra Camposanto e Ravarino. Non ci sono le prove che sia lui il quarto uomo sfuggito al furto nella notte famosa, ma di sicuro i carabinieri lo avranno sospettato.

Il terzetto stavolta è stato preso e arrestato per danneggiamenti aggravati. In poche parole, sono tornati al fatidico map 107 di via Tassi, dove avevano nascosto la refurtiva del primo furto e dove dormivano, abusivamente, chissà da quanto tempo.

Il giorno dell’arresto il proprietario del map - come aveva accertato la Gazzetta - ovvero una società di Reggio Emilia, aveva provveduto a chiudere i locali, che dovevano essere smontati da tempo ed inviati in Centro Italia. E invece il terzetto la notte stessa di martedì ha forzato di nuovo l’ingresso, reimpossessandosene.

Fatto sta che i carabinieri mercoledì mattina li hanno sorpresi mentre entravano al 107, ancora una volta. In tasca uno di loro aveva ancora, imperterrito, refurtiva della ditta Edil Pozzi, compresa una chiavetta per il collegamento ad internet. Due sono stati subiti bloccati e il terzo rintracciato poche ore dopo a Carpi, in via Roosvelt.

Ieri sono tornati davanti al giudice. E se la prima volta il giudice Tirone li aveva scarcerati perché considerati in sostanza non pericolosi, ieri se la sono cavata perché il danneggiamento aggravato non prevede misure cautelari in carcere. “Liberi” sì, ma con “obbligo di dimora” a San Felice, almeno fino al processo. L’obbligo di dimora prevede però che l’interessato la dimora - regolare - ce l’abbia. Il giudice, dottor Truppa, ha dato loro tempo qualche giorno per trovarsi un domicilio. Sennò, ha ammonito, torneranno in carcere.

Alberto Setti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google