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Modena, il direttore dell’Ingv «Prevenire il sisma? Oggi è impossibile»

di Martina Stocco
Modena, il direttore dell’Ingv «Prevenire il sisma? Oggi è impossibile»

Il prof Carlo Doglioni a Modena a un seminario dell’Ateneo: «Si può lavorare per capire dove colpirà e ridurne gli effetti»

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MODENA «I terremoti sono il risultato del rilascio di energie che stiamo cercando di capire e diversificare. Prevenirli, nel senso di avere la possibilità di fermarli, è impossibile. Tuttavia, prevedere il sisma, cioè sapere dove avverrà, sì».

Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv (Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ha presentato il fenomeno sismico attraverso queste parole. «Ciò che non è possibile sapere è quando avverranno - ha proseguito l'esperto di geodinamica e origine dei terremoti - perché non abbiamo ancora imparato ad interpretare i segnali che la terra ci dà».

Ieri mattina, il docente dell’università Sapienza di Roma era ospite del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell'ateneo di Modena e Reggio.

Era, inoltre, presente il collega Diego Perugini, professore di Petrologia dell’università di Perugia. Il terremoto, per noi emiliani, è una ferita ancora aperta.

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C'è differenza tra ciò che è avvenuto nel 2012 a Modena e provincia e ciò che sta succedendo da qualche mese nel Centro Italia?

«Il terremoto dell'Emilia è stato generato da una compressione delle placche tettoniche - spiega Doglioni - mentre quello nell'Italia centrale è scaturito da un'estensione delle stesse. Sono fenomeni che rilasciano energie differenti. In futuro lo studio di questi fenomeni potrebbero aiutarci a dare dei precursori più significativi».

Ci possono essere ripercussioni in aree differenti da quelle dove si scatena un terremoto?

«No, ogni terremoto fa storia a sé - precisa il presidente dell'Ingv - ma è chiaro che quando si verificano delle scosse di terremoto avviene una destabilizzazione anche delle zone limitrofe. Le aree confinanti subiscono variazioni, ma ciò non significa che la sequenza delle scosse non si possa esaurire, facendo il suo corso com'è stato nei secoli passati».

Dai terremoti ai vulcani. C'è correlazione tra questi fenomeni?

«Sono strettamente collegati alla dinamica terrestre - spiega Pagliani - In particolare ai movimenti delle placche: sia che siano costruttivi sia che siano distruttivi, sono collegati al rilascio di energia - ha rimarcato lo scienziato - sotto forma di sismicità e di eruzioni vulcaniche, quindi c'è uno stretto collegamento tra i due».

Qual è l'attività vulcanica sul suolo italiano?

«L'Etna è il vulcano attivo per eccellenza, il più grande d'Europa -illustra il docente dell'università di Perugia - e fa sentire in continuazione la sua voce. Il Vesuvio è un altro vulcano attivo, poi ci sono le isole Eolie, lo Stromboli e i campi Flegrei. Diversi vulcani stanno mostrando, come rilevato dagli ultimi dati, un regime apparentemente critico. Questo non significa che erutteranno domani, ma devono essere monitorati per capirne l'evoluzione: è possibile che tornino nello stato di quiescenza in cui erano fino a poco tempo fa».

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