Il vescovo al Policlinico di Modena: «Medici e infermieri ricordate, un sorriso al malato vale una medicina»
Monsignor Erio Castellucci incontra i degenti e il personale «C’è bisogno di umanità per le persone, senza esclusione»
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MODENA. «Abbiamo bisogno di umanità, intesa come un sentimento che guarda alla globalità della persona senza esclusione». Ci vuole cuore e anima quando si lavora e questo è il messaggio di Monsignor Erio Castellucci per i tanti operatori sanitari e volontari delle associazioni che operano all'ospedale che ieri pomeriggio lo hanno accolto al Policlinico, in occasione della "XXV giornata del malato”.
Incontro inaugurato con l’intervento, ancora prima delle parole del Vescovo, dal direttore generale Ivan Trenti che ha ricordato le parole di Don Erio nella lettera pubblicata diversi giorni fa sulle testate modenesi in occasione di San Geminiano: «Mi vorrei soffermare sulle parole di Don Erio perché nella lettera lui parla di valori fondamentali, di diritti e doveri, gli stessi che condividiamo anche noi e che solo grazie a quelli possiamo dare il meglio ogni giorno».
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Parole di umanità e religione che Trenti ha voluto condividere con i presenti, ricordando che non sono solo un’azienda ma bensì una famiglia e come tale ci vuole amore e rispetto. Inoltre l’anno prossimo il consueto incontro si sposterà a Baggiovara per poter richiamare anche il personale dell’ospedale civile: «Ricordo a tutti che siamo una grande famiglia e come tale cerchiamo di poter inglobare tutti».
Umanità che non solo è stata l’apertura del discorso del vescovo ma che è la chiave per affrontare ogni giorno le sfide lavorative, in particolare quelle del personale ospedaliero, spesso a contatto con persone malate e situazioni complesse. «Un sorriso può avere lo stesso effetto di un buon medicinale - ricorda Don Erio - se c’è un effetto chimico che funziona sempre è proprio l’affetto che viene trasmesso nel rapporto terapeutico tra medico, infermiere e paziente, una medicina che funziona».
Un approccio globale che deve occuparsi di anima e corpo, l’uno non può vivere senza l’altro e Don Erio lo vede come il compito fondamentale di tutti per poter vivere in pace e armonia. Un incontro che ha suscitato non solo molti interesse ma una gran gioia fra il personale, come commenta un’infermiera: «Grazie davvero perché le sue parole ci infondono gioia e ogni anno amiamo questo momento». Ovviamente, in un momento storico come questo Don Erio ha parlato anche di integrazione, su domanda introduttiva del direttore che ricordava l’impegno negli ospedali di rispettare le altre religioni e i pazienti con culture diverse. «L’integrazione è fondamentale e a insegnarcela sono proprio i bambini, loro non hanno maschere così gli insegnanti imparano da loro. Anche qui le maschere cadono, davanti a malati, a malattie ci si accetta per quelli che siamo. Ecco questi sono luoghi privilegiati per l’integrazione perché non ci sono maschere e si guardano in faccia le persone». Infine, uno sguardo rivolto proprio ai bambini e gli anziani ricordando la frase di Papa Francesco «Il grado di civiltà di un paese si vede dalla cura che dimostra verso gli anziani e i bambini». Dopo la benedizione Don Erio, insieme al parroco dell’ospedale Ilario Cappi, a diversi medici e al direttore, ha intrapreso la visita di alcuni reparti tra cui Oncoematologia pediatrica, degenza della chirurgia testa collo, 1 e 2.
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