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Formigine, la storia di Domenico Caluzzi: «Ho detto addio alla moto, ora giro il mondo in bici»

di Martina Stocco
Formigine, la storia di Domenico Caluzzi: «Ho detto addio alla moto, ora giro il mondo in bici»

Domenico percorre migliaia di chilometri in mountain bike «Iniziai per motivi di salute, ora è una passione. Quest’anno andrò ad Amatrice»

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FORMIGINE. «Il bello di viaggiare è il viaggio in sé, non la meta».

Classe 1955, Domenico Caluzzi, per gli amici “Ciccio”, è un amante dei viaggi in bicicletta. Lourdes, Santiago de Compostela, Fatima sono solo alcuni dei traguardi raggiunti, gli anni scorsi, dal ciclista, in sella alla sua amata mountain bike.

E per quest’anno il programma di Domenico Caluzzi è davvero particolare: «Sicuramente farò un viaggio fino ad Amatrice con i ragazzi dell’associazione Pan Onlus di Piumazzo - racconta Domenico - e poi, probabilmente, un altro percorso più lungo e complesso. Fino a quando non ne sarò sicuro, però, non voglio anticipare niente. Con l’organizzazione no profit di Castelfranco, lo scorso anno, siamo andati in pellegrinaggio a Roma».

La passione per le due ruote ce l’ha nel sangue. Il formiginese ha una carrozzeria di motociclette dove lavora con moglie e figli, e fin da giovane ha corso in moto.

Dalla moto alla bici, come mai questo passaggio?

«Ho trascorso un periodo in cui non stavo fisicamente bene e mi era stato consigliato dai medici di fare passeggiate in bicicletta, così ho iniziato a pedalare».

Le passeggiate, però, con il passare del tempo si sono allungate parecchio, fino a percorrere addirittura più di tremila chilometri in sella alla bici.

«È dagli anni Novanta che intraprendo questi viaggi. Solitamente sono da solo, anche se mia moglie mi precede o mi segue in macchina, così ho la possibilità di caricare sulla bici solo il necessario».

Dove e come nasce l’idea di questi viaggi?

«Negli anni Novanta uno dei miei figli fece un grave incidente in macchina, dal quale non ne uscì indenne. Tuttavia, dopo un po’ di tempo percorse il cammino di Santiago de Compostela: fu una grande dimostrazione di forza di volontà. Vedere come quell’esperienza gli aveva cambiato la vita in positivo, fece venir voglia anche a me di provarci. Nel 2011 arrivai a Santiago, partendo da Lourdes. Nel 2013 sono arrivato a Fatima dopo essere passato per Santiago e Lourdes. L’anno successivo, invece, partendo da Formigine ho toccato diversi Paesi europei: Austria, Germania, Svizzera e poi Francia (Lourdes) e Spagna (Santiago de Compostela). In quell’occasione ho percorso tremila e duecento chilometri in 25 giorni».

La mountain bike dunque è una vera e propria compagna di avventure.

«Sì, la trovo molto divertente: nei percorsi c’è una grande varietà di paesaggi e di terreno. Inizialmente avevo provato la bici da strada, ma ritenevo pericoloso pedalare in mezzo al traffico e alle macchine. E poi ho scoperto la mountain bike e me ne sono innamorato».

Cos’altro c’è in questi viaggi?

«Oltre a mettersi alla prova e a scoprire i propri limiti, si conoscono persone meravigliose: c’è molta solidarietà e ospitalità. Nei momenti difficili incontrare altre persone, certo sconosciute, ma che hanno voglia di condividere il pasto insieme è un gesto piccolo ma estremamente solidale, che riempie di gioia e rimette in moto le energie».

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