Gazzetta di Modena

Modena

Modena, neonato morto: risarcimento ridotto

+di Carlo Gregori
Modena, neonato morto: risarcimento ridotto

Il giudice: perdita sconfinata per i familiari, ma non è come per un bimbo che ha già instaurato affetti e relazioni

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. In quel momento non si sapeva che la madre prossima al parto era infetta da batteri fecali anche nel liquido amiotico in cui era immerso il piccolo Marco (nome di fantasia). Anche per questo la morte del bimbo al momento del parto costituisce, secondo il giudice, un drammatico evento conseguente a una scelta fatta dai medici in buona fede. Una scelta però non completa, secondo le perizie. Se Marco fosse nato con parto cesareo avrebbe rischiato la morte: dato che era sottopeso, i medici hanno deciso di non rischiare. Ma secondo i genitori, al contrario, lasciarlo nella pancia in attesa del parto naturale, nonostante i segnali sul corpo della madre, ha significato esporlo a una probabilità di morte elevata. E infatti è morto. Si aggiunga, come rilevato in passato dalla perizia della Procura, che era stato omesso il monitoraggio o il ricovero cautelare della madre in ipertensione materna.

Al termine di questa causa delicata, il Tribunale Civile di Modena ha condannato il Policlinico e tre medici di Ginecologia e Ostetricia chiamati a rispondere della morte di Marco, avvenuta nel luglio 2010 dopo che la madre per ben due volte era andata a farsi visitare: nel primo caso era stata rimandata a casa dopo che le era stato spiegato che avrebbe avuto un parto naturale, nel secondo senza altre spiegazioni.

La sentenza su questa vicenda complessa contiene però un secondo aspetto importante. La richiesta di risarcimento dei genitori è stata tagliata dal giudice non solo perché il danno patrimoniale lamentato non esisteva per quanto riguardava le spese sostenute, ma anche perché il danno affettivo riguarda un bimbo che è nato morto senza che intorno a lui gli affetti si fossero creati.

Come afferma il giudice nella sentenza, è accertato che il decesso di Marco, secondogenito di una famiglia di modenesi, presenta un rapporto di causalità con l’omessa anticipazione della nascita decisa dal medico che l’aveva visitata la prima volta. Una decisione che è avvenuta al termine di una valutazione professionale concreta: teneva conto dei gravi rischi di morte per un bimbo che pesava meno di due chili. Venendo alla luce col cesareo, poteva morire. «Tuttavia - scrive il giudice - posto che il medico è il soggetto in grado, in ragione della sua competenza, di effettuare l’analisi comparativa dei costi e dei benefici, la valutazione della sua condotta non può che fondarsi appunto sul bilanciamento dei beni in conflitto e sulle esposizioni a rischio in relazione all’alternativa della situazione data». Sempre considerando che la vita resta il criterio primario e mai negoziabile. Quindi, in base alle perizie condotte, è chiaro che decidendo di portare avanti il parto naturale i medici del Policlinico hanno scelto una terapia che implicava più rischi per il nascituro rispetto al cesareo. D’altro canto, le linee guida mediche non suggerivano il cesareo in quelle circostanze. Ma questo per il giudice non significa che in automatico la condotta decisa dai medici fosse quella preferibile. In conclusione, si può affermare che la loro scelta non è stata la migliore, ma non per questo «può dirsi avulsa dalle strategie di raggiungimento dell’obiettivo perseguito (la nascita) astrattamente ragionevoli». Se la scelta migliore non è stata fatta, non c’è neanche la prova che il comportamento voluto dai genitori non avrebbe ottenuto risultati migliori.

Per il calcolo del danno, i genitori avevano chiesto in tutto 1 milione e 270mila euro. Il giudice invece stabilisce nella condanna un pagamento a loro favore di 250mila euro più spese. Questo perché - anche se la sofferenza è sconfinata - secondo il Tribunale civile «non è possibile trattare la perdita di un bambino in procinto di nascere in maniera uguale alla perdita di un bambino già nato». Per il fratellino a 4 anni non si può poi pensare all’aspettativa di un rapporto: la sua percezione della perdita non è così grave da accedere a un risarcimento. Tantomeno per i nonni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google