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La storia/ Sara Rovatti dice addio: «Me ne vado da Carpi ma le mie battaglie non sono state inutili»

di Serena Arbizzi
La storia/ Sara Rovatti dice addio: «Me ne vado da Carpi ma le mie battaglie non sono state inutili»

Sara Rovatti, paladina anti-amianto e della solidarietà «Ora gestirò un albergo: i sogni vanno inseguiti e realizzati»

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CARPI. Conosciutissima in città perché candidata a sindaco per una lista civica nel 2014, per le sue battaglie con il comitato “No amianto” e per il suo impegno a favore dei terremotati: Sara Rovatti è profondamente legata a Carpi, ma ha deciso di cambiare vita. Gestirà l’hotel Serafini di San Giuliano di Rimini: si trasferirà, nelle prossime settimane.

Donna, mamma di tre figli, attivista del comitato no amianto, già candidata a sindaco per la città di Carpi. Quale svolta hai deciso di imprimere alla tua vita?

«Ho deciso di trovare il modo per fare quello che mi piace. Una sorta di contenitore dove dar libero sfogo a tutte le mie passioni. Quello di aprire un'attività al mare era un sogno che inseguivo da un po’ di tempo. Sono sempre stata convinta che i sogni non bisogna mai farli scivolare via senza provare a realizzarli. Ho esperienza nella gestione e nell’organizzazione degli eventi e una grande volontà: aggiungerò la passione e l’entusiasmo che metto in tutte le cose che faccio e spero sia un successo».

Quale lavoro hai svolto fino a oggi?

«Ho lavorato per quasi sei anni alla Coop Bilanciai a Campogalliano, settore recupero crediti. A novembre del 2015 però ho aperto anche un’agenzia di comunicazione e organizzazione eventi. Non riuscivo a stare lontano dalle mie passioni. Per un anno e mezzo ho continuato a fare due lavori. Un grande sacrificio ma a questo punto direi che ne è valsa la pena»

Il tuo impegno per gli altri si è distinto anche nel dopo terremoto, quando, con altre persone, hai organizzato le famose roulotte partite per il centro Italia: quanto c’è dell’aiutare il prossimo nel tuo nuovo lavoro?

«Mi occupo di volontariato e di raccolte umanitarie nelle grandi emergenze oramai da diversi anni. Mi avvalgo dell’aiuto di tante persone dal cuore grande. In occasione del terremoto in Centro Italia abbiamo fatto un grandissimo lavoro di cui vado fiera. Insieme ad altre due ragazze abbiamo fatto arrivare nei paesi colpiti circa 50 roulotte, un ambulatorio veterinario, tantissimi carichi di alimenti, indumenti e ogni cosa ci venisse richiesta. Adesso devo dedicarmi al mio nuovo progetto lavorativo, non potrò occuparmi delle raccolte ma questo non vuol dire che mi fermerò. A parte i prodotti freschi giornalieri, all’hotel Serafini ci saranno solo prodotti provenienti dai luoghi terremotati. Salumi di Cascia e Norcia, formaggi, yogurt, miele e patate di Amatrice, birra di Cittareale. Trovo che sia il minimo che si possa fare: lì ho lasciato un pezzo del mio cuore e queste persone a me hanno dato molto, vorrei ricambiare».

Perché hai scelto proprio Rimini questa come destinazione?

«Non ho scelto io. A dir la verità, è stata lei che ha scelto me. Sapevo solo che avrei voluto trasferirmi al mare. Ho visto molti alberghi nel 2016. Del Serafini mi sono innamorata a prima vista».

La tua famiglia si trasferirà con te per la tua nuova avventura?

«Inizialmente partirò da sola, i bambini dovranno finire la scuola. A giugno mi raggiungeranno e passeranno tutta l’estate al mare. Mio marito verrà nelle pause lavorative. Veronica, mia figlia, sarà anche la persona con la quale gestirò l’albergo. Ha 17 anni e sta studiando turismo, una grande opportunità per lei oltre ad un bagaglio importante che la aiuterà moltissimo nella sua formazione».

Tu hai avviato tante battaglie a Carpi e per Carpi: cosa ti auguri per ciascuna di esse, in particolare per quella contro l’amianto?

«Le mie battaglie per Carpi non credo finiranno, tengo moltissimo a questa città che mi ha adottata 24 anni fa. L’amianto è stata indubbiamente una delle vertenze più lunghe e più dure. Spero che i lavori di sostituzione dei tubi e delle coperture partano prima possibile. A Carpi ce ne sono ancora tantissime e sarebbe bello poter dire, chissà magari tra un anno o due, che la città è stata decontaminata».

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