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Appalto palazzina, la difesa: «Zaccarelli non fu favorita»

di Carlo Gregori
Appalto palazzina, la difesa: «Zaccarelli non fu favorita»

L’imprenditore chiede il proscioglimento: non ci fu alcun accordo con Cencetti La richiesta venne da Anatomia Patologica. «Non aveva neanche i brevetti»

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Appalti e mazzette al Policlinico: ieri alla seduta della maxi udienza preliminare tutti i difensori intervenuti davanti al giudice Eleonora De Marco hanno chiesto per i loro clienti il proscioglimento con “non luogo a procedere”.

Tra i numerosi interventi, gli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegirni hanno sostenuto che Stefano Zaccarelli non è stato favorito dall’allora direttore generale Stefano Cencetti per l’aggiudicazione della fornitura del prefabbricato dell’archivio dei vetrini di Anatomia Patologica. Anche se il reato contestato a entrambi, all’ingegner Alessandro Bertacchi e Maria Grazia Marchi - il concorso in abuso d’ufficio - si sta avvicinando alla prescrizione (scatterà in novembre), per Zaccarelli è stato chiesto il proscioglimento sulla base di una lettura delle mail tra i medici di anatomia patologica, Cencetti stesso e Zaccarelli che dà un’interpretazione molto distante da quella dei Nas e dei pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei. Secondo Zaccaria e Pellegrini, infatti, non asarebbe stata favorita la Csl Mirandola di Zaccarelli con la Nex: come indicherebbero le mail scambiate, l’idea di realizzare il prefabbricato non sarebbe venuta da Cencetti ma è riconducibile all’esigenza urgente che si era creata al Dipartimento di Anatomia Patologica di stoccare i vetrini da qualche parte perché ormai l’archivio “scoppiava”. Il problema era noto da tempo ma nessuno aveva deciso e fatto qualcosa per risolverlo. Stando alla difesa del costruttore di Mirandola, insomma, furono tre medici del dipartimento e in seguito anche il professor Beduschi (ex direttore di Medicina Legale, scomparso), inizialmente contrario, ad avanzare questa richiesta a Cencetti. La palazzina era preferibile, secondo quanto scrivevano i medici interessati, perché l’alternativa era la biblioteca che però non solo non era attrezzata contro gli incendi ma ospitava i corsi di infermieristica. Quindi, secondo la difesa Zaccarelli, Cencetti si trovò a risolvere in fretta un problema sollevato da altri con la soluzione indicata da altri senza perciò favorire Zaccarelli. Che oltretutto non aveva il brevetto per produrre fabbricati sanitari.

L’avvocato Alessandro Sivelli, difensore di Mauro Amadei, titolare della Multiline di Reggio e socio con Cencetti alla Hfm, ha rovesciato l’interpretazione della Procura: ha ricordato che Hfm non era un vero ambulatorio ma un centro studi e servizi per la medicina che organizzava corsi di formazione. Se l’Appaltone (il Global Service) è regolare, ha spiegato, anche l’attività di Hfm lo è: le coop pagavano i corsi per dipendenti, i dipendenti frequentavano i corsi che venivano rimborsati a Hfm e Hfm raccoglieva il denaro ma senza fare utili perché non era il suo scopo; non sarebbe insomma un canale per riciclare mazzette.

È stato affrontato anche il caso della parente di Cencetti che sarebbe stata favorita per una borsa di studio grazie a un professore della Fondazione Biagi. Le difese hanno chiesto i psroscioglimenti. Il docente ha prodotto una memoria tramite l’avvocato Massimo Jasonni, mentre per Valentina Donati (avvocato Enrico Fontana) è stato ricordato che la borsa di studio era inferiore al suo stipendio all’Ausl e che quando fu confermata all’Ausl si ritirò dal corso.

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