Chioschi sui viali, al processo la giornata delle amnesie
Controllato da Sitta e Prampolini, il progetto aveva scopi commerciali. Pini: «Non mi convinceva, chiesi di rivederlo»
«Non so». «Non ricordo». «Non era mia competenza». Dietro un muro di amnesia galoppante e monosillabi abbottonati, il caso dei Chioschi ieri è entrato nel cuore delle attività del Comune lasciando un’impressione chiara: il progetto e la realizzazione dei chioschi oggi sotto sequestro è stato seguito passo a passo dagli ex assessori Daniele Sitta e Stefano Prampolini.
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Per i dirigenti imputati, è evidente nelle varie fasi la presenza costante di Giovanni Villanti, ex capo di Urbanistica (oggi in pensione), meno quella del suo successore Marco Stancari. Infine, è emerso che il progetto chioschi ha radici che affondano lontane nel tempo (quasi 20 anni fa), ha subìto una radicale trasformazione con l’arrivo del secondo progetto, del professor Castelnovi, e da allora ha avuto un’impronta quasi esclusivamente commerciale: se del verde o della tutela ambientale ieri non si è mai parlato, l’argomento costante è stata la ricerca di valorizzare commercialmente il Parco della Rimembranza facendone un’attrazione che permettesse anche di creare più sicurezza da tossicomani e delinquenti.
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Un’attrazione - questa sì una novità - non solo in estate ma per tutto l’anno. Un’attrazione tale che, superata la resistenza dei concessionari per gli investimenti iniziali, doveva spingere a considerare il chiosco nuovo un investimento, come farà il consigliere di opposizione Andrea Galli (ieri più volte evocato in aula). Insomma, il Parco come business (una parola utilizzata).
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L’assessore Gabriele Giacobazzi, oggi assessore ai lavori pubblici, ha lasciato capire al giudice di sapere poco o nulla di cosa è avvenuto prima di lui. Non sapeva neppure che l’attuale assessore all’urbanistica Anna Maria Vandelli era stata l’avvocato dei chioscai. Per tutto il resto, a ogni domanda ha risposto «Non so» o «Non ricordo». Eppure è colui che ha sostituito Daniele Sitta all’Urbanistica. E pensare che sono passati solo tre anni...
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A proposito di politici, ieri si è fatto il punto ricordando la lanterna magica delle nomine in giunta: Stefano Prampolini compare all’inizio del nuovo progetto Parco, ma poi si dimette e prende il suo posto Graziano Pini. Questi ieri ha ricordato che non era convinto del progetto e ha chiesto di rivederlo («Lo fece con garbo», ha commentato la coordinatrice Palmieri). Pini infatti scopre incredibilmente che ben 2 dei 14 chioschi iniziali sono progettati su terreno demaniale. Nessuno se ne era accorto. Così vengono cancellati. Sollecita anche a cambiare i moduli. Lo stesso Pini poi riferisce degli incontri coi chioscai per premere sui tempi prospettando che dopo l’ingente investimento iniziale i nuovi chioschi frutteranno.
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Dopo Pini ecco che Prampolini torna a capo dello Sviluppo Economico. Il progetto chioschi è già ampiamente definito. Come racconta il suo dirigente Giovanni Bertugli (inizialmente indagato, poi archiviato), si lavora sull’aspetto commerciale della riqualificazione del Parco. Finché nel 2013 Bertugli firma la delibera. Ma a quel punto Prampolini torna a uscire di scena e lascia il posto proprio a Daniele Sitta. L’ex assessore all’urbanistica ora si occupa di economia.
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La sua stretta collaboratrice e coordinatrice del piano di riqualificazione, l’architetto Irma Palmieri, tira le fila del progetto e tiene contatti con la Soprintendenza. Ieri la Palmieri ha riferito di non aver mai incontrato né la Grifoni né la Polidori, ma di aver accompagnato un loro geometra a fare un giro di sopralluogo. E sempre Sitta - che si è tenuto la delega al centro storico, progetto chioschi compreso - ora controlla tutto, compreso il dirigente economico Bertugli.
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E i chioschi? La Palmieri ha riferito che la Soprintendenza si interessava solo del loro aspetto estetico (colori, dimensioni, materiali ecc), non delle dimensioni, dei moduli e del loro numero. Pini aveva riferito, con la conferma di altri testi dotati di memoria, che fu proprio il chiosco all’ex cinema Principe il “prototipo”. Ma piazzale Bruni non è in viale Muratori. Eppure fu infilato: ora era in centro.
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