Milani: «Cercano di incastrarci»
Sindacalista Si.Cobas al Riesame: verbale pieno di omissis sul dialogo coi Levoni
Caso Alcar Uno e presunte mazzette sindacali: ieri si è tenuta l’udienza del Tribunale del Riesame chiesta da Aldo Milani, il leader del Si Cobas accusato in concorso con il consulente ferrarese Danilo Maria Piccinini di estorsione ai danni dei Levoni, titolari dell’azienda al centro di un durissismo scontro sindacale. I giudici si sono riservati di decidere entro 5 giorni sulla richiesta avanzata dalla difesa di Milani (avvocato Marina Prosperi) di togliere la misura cautelare dell’obbligo di domicilio per il sindacalista. La richiesta è stata avanzata fornendo documentazione sulle trattative in atto e su aspetti che contestualizzerebbero diversamente il momento del passaggio di una busta con 5mila euro tra uno dei Levoni e Piccinini mentre Milani parla.
Uscendo dal Palazzo di Giustizia di Bologna, nel video postato dai Si Cobas Milani spiega: «Abbiamo scoperto che in quel verbale della polizia e della Procura di Modena ci sono tantissimi omissis: riguardano sempre quello che io ho detto ai Levoni. Hanno tolto tutte le mie frasi sulle 12 mensilità ai licenziati e i pagamenti Naspi. Dicono solo che Levoni dà la busta ma mai quello che io sto dicendo: ogni parola è stata cancellata». Milani spiega che secondo lui la vicenda è ormai chiara: «Si capisce benissimo come è andata: c’è stata una truffa tra i Levoni e Piccinini. Il punto è che loro non sono interessati a una verità giudiziaria. In realtà il teorema che vogliono far passare è che io fossi in combutta: secondo loro io organizzavo le lotte e poi andavo a incassare mazzette. Vogliono solo incastrarmi per fermare le attività del Si Cobas».
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