Novi e Rovereto: La banda dei rapinatori dell’Unipol
Pistola in volto alla titolare di Novi e poco prima avevano sequestrato quella di Rovereto. Venerdì erano stati a Moglia
NOVI. Devono avere un movente così speciale i due rapinatori che da qualche giorno terrorizzano gli uffici dell’Unipol, tra il modenese e il mantovano.
Venerdì sera avevano colpito a Moglia, lunedì sera si sono resi protagonisti di una doppietta, tra Rovereto e Novi.
A Rovereto hanno sequestrato la referente dell’agenzia, a Novi le hanno puntato in faccia una pistola, razziando l’incasso di giornata. Solo banconote, perchè la moneta l’hanno lasciata con disdegno.
Il colpo in via Di Vittorio a Novi è delle 19.30 passate: «Mi sono attardata un po’ oltre con un cliente di Fossoli che ha concluso una pratica - spiega l’impiegata, che preferisce evitare nomi - Così mentre lo salutavo ho preparato assegni e contanti di giornata sul tavolo. È uscito, stavo per farlo anch’io, non mi sono preoccupata di chiudermi subito dentro. Un attimo e in ufficio sono entrati quei due uomini. Uno alto, l’altro piccolino e mingherlino. Erano vestiti di scuro, bavero alzato e cappellino sul volto. In Italiano il grande mi ha detto che era una rapina, e di consegnare i soldi. Per convincermui mi ha puntato adosso un’arma da fuoco, una pistola, che non sembrava affatto un giocattolo. Gli ho deto che i soldi erano tuti lì, sul tavolo. Hanno arraffato le monete, meno di mille euro e lasciato gli assegni. L’altro, che non ha detto una parola, ha aperto il cassetto, cercavano una cassaforte, gli ho detto che dopo il terremoto non tenevo più cassaforti. Hanno disdegnato la moneta e se ne sono andati...».
La donna, molto scossa, ha chiuso il negozio, senza vedere bene dove andassero, è tornata a casa in stato di choc e appena si è ripresa ha chiamato i carabinieri.
A Rovereto l’agguato è avvenuto tra le 19 e le 19.30. La dipendente, una 50enne di Carpi, che si trovava all’interno dell’agenzia di via IV Novembre 39, nei locali dell’ex Consorzio, ha visto due uomini, italiani, a volto scoperto, presentarsi davanti all’ufficio poco dopo l’orario di chiusura. Una volta dentro le loro intenzioni si sono manifestate chiaramente: uno dei due banditi ha immobilizzato la dipendente, mentre l’altro rovistava in giro a caccia di contanti. Uno dei due rapinatori ha tenuto ferma la donna contro la parete. Poi, improvvisamente, un rumore deve avere spaventato i due banditi e li ha indotti alla fuga.
Secondo quanto riportato dalla dipendente, i due erano italiani: si sono rivolti a lei quando hanno chiesto di entrare nell’agenzia. La dipendente, infatti, aveva chiuso al pubblico da pochi minuti e stava sbrigando le faccende burocratiche relative alle operazioni di chiusura dell’ufficio. Evidentemente, i banditi devono avere tenuto d’occhio attentamente i suoi movimento, tanto da entrare in azione nel momento per loro più propizio a commettera la rapina.
Alberto Setti
Serena Arbizzi
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