Carpi, Vittorio Sgarbi incantato dalla bellezza di Palazzo Foresti
Visita a sorpresa del critico d’arte insieme al proprietario Alberto Marri. Il professore: «Collezione importante»
Full immersion artistica tra Modena e Carpi per il critico Vittorio Sgarbi.
Dopo il bagno di folla di sabato pomeriggio al Bper Forum Monzani e dopo una prima visita a Modenantiquaria, il critico d’arte si è fatto riaprire fuori orario la rassegna in fiera nella serata di lunedì.
Ieri, poi, in tarda mattinata, Sgarbi è arrivato a Carpi per visitare l’importante collezione di pittura dell’Ottocento italiano di Alberto Marri, imprenditore e vice presidente di Bper Banca, a Palazzo Foresti, in via San Francesco.
«Quella di Alberto Marri - ha commentato Sgarbi alla fine della visita - è una collezione nazionale importante, che racconta l'Italia unita e illustra compiutamente un paradosso. Quando parliamo di Italian School e facciamo riferimento ai grandi dipinti italiani conservati nei musei internazionali, infatti, non incontriamo quasi mai questi autori raccolti a Palazzo Foresti, che invece sono autori veramente italiani. La grandezza del nostro Paese è stata quella di avere avuto un Rinascimento più importante del Risorgimento, in cui ogni scuola italiana - da Ferrara a Firenze, da Camerino a San Severino Marche e a molti altri luoghi - era una grande scuola di artisti italiani ma allo stesso tempo universali, quindi italiani in senso metaforico. Quando poi, a metà Ottocento, l'Italia si unisce, capita un paradosso: invece di avere una pittura unitaria, come quella rinascimentale di Piero della Francesca, Antonello da Messina e Bellini, che in tre aree diverse al sud, al centro e al nord hanno il medesimo stile, nel periodo post risorgimentale cominciano le derive locali, con gli autori che cercano di difendere i propri territori. E allora i toscani sono macchiaioli, i veneti e i lombardi hanno una loro scuola, tutti accentrano la natura regionale e locale della propria attività. Così l'Italia, proprio quando si unisce, si disperde: qui sta il paradosso. E questa collezione intitolata “Ottocento Italiano” parla effettivamente dell'Italia reale - ha concluso il critico d’arte - fatta di tante variabili locali che creano in arte un'Italia federale».
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