Si fingono fratelli per stare in Italia
Polizia scopre la falsa dichiarazione e nega il permesso di soggiorno
Lassad vive a Carpi, a casa di Slah. Ma nel 2014 la Questura di Modena gli nega il rinnovo del permesso di soggiorno in quanto il suo reddito non garantisce la sussistenza. Nel 2013 ha dichiarato qualche centinaio di euro e anche nel 2014 dice di aver lavorato solo nel periodo estivo come bracciante agricolo. Lassad però in Italia ci vuole restare e, rappresentanto dagli avvocati Giacomo Sanlej e Davide Ascari, fa ricorso, chiedendo al giudice amministrativo di riconsiderare la sua posizione. Tra la documentazione prodotta c’è il fatto che vive in casa con il fratello Slah e la cognata: entrambi hanno un reddito adeguato a garantire il sostentamento anche per Lassad. Ma il tunisino non ha fatto i conti con l’informativa della Polizia del Commissariato di Carpi che sostiene come tra i due “fratelli” non vi sia alcun tipo di parentela e neppure un documento del Consolato tunisino di Genova, che invece ristabilisce il legame familiare, è sufficiente. Serve infatti un documento dell’Ambasciata, che non c’è. Saltata la parentela, svanisce anche l’assistenza familiare e quindi Lassad in Italia non potrà più starci.
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