Montese, addio a Simona Geri, assessore 46enne
Si occupava di sport ed era insegnante di ginnastica ritmica. Lascia il marito e tre figli. Oggi il funerale
MONTESE. Morire a 46 anni, lasciando tre figli e innumerevoli progetti per la comunità, a partire da quelli sportivi seguiti con così tanta passione.
È choc a Montese per la scomparsa, mercoledì verso le 17, di Simona Geri, mamma e assessore con delega a sport, turismo e cultura. Si è spenta nella sua casa, dove ha voluto trascorrere con la famiglia (marito, un figlio e due figlie di cui la più grande di 13 anni, la sorella e i genitori) gli ultimi strazianti attimi della sua vita, al termine di una drammatica lotta contro un male incurabile.
Una battaglia davvero tremenda, perché tempo fa era stata operata e aveva vissuto l'illusione che fosse finita. Poco più di un anno e le è stato diagnosticato un altro male contro cui le terapie del Sant'Orsola di Bologna non hanno potuto nulla. Nonostante questo non ha mai spesso di dedicarsi anima e corpo al paese, sia come amministratrice sia come insegnante di danza e anima dell'Appennino 2000, l'associazione sportiva creata unendo le forze tra Montese e Castel d'Aiano, comprendendo calcio, pallavolo e gli altri sport. Ma nell'ultimo mese si è manifestata l'ultima fase, quella del crollo che l'ha obbligata a fermarsi: non si vedeva più in giro, a Montese ormai tutti sapevano che era prossima la fine.
Ma il cordoglio è profondissimo, tanto che la camera ardente non è stata allestita nell'abitazione ma presso la cappella della Casa di Riposo, da dove oggi partirà il corteo funebre per la messa che sarà celebrata alle 15 nell'Oratorio della Madonna del Poggio.
La ferita è lacerante per tutti, e in modo speciale per l'associazione sportiva che aveva tanto amato: «Per noi Simona è stato tutto - sottolinea Carla Bernardi di Appennino 2000 - qui non si sapeva neanche cosa fosse la ginnastica ritmica prima che la portasse lei nel 2006. Da diplomata Isef e campionessa di disciplina con la Pontevecchio di Bologna, è riuscita a trasmettere la passione a una decina di bimbe che di anno in anno sono sempre cresciute. Adesso sono sessanta, che vanno dalle materne alle superiori. Perché le prime sono sempre rimaste accanto a lei, che le ha portate alle gare provinciali, regionali e nazionali. Poi era istruttrice di nuoto, faceva i corsi di aerobica e aveva sempre nuove idee. Una persona appassionata, tenace e con grandi capacità organizzative: lascia davvero un grande vuoto».
«È lei che ci ha insegnato a lavorare in gruppo, lei era la nostra capobranco - ricorda con la voce rotta dall'emozione Elisa Mazzini, che l'affiancava nell'insegnamento - una grande donna e amica, oltre che mamma e insegnante esemplare. Puntualità, ordine, disciplina e correttezza erano le sue parole d'ordine. E poi il nostro motto: “Testa alta e relevè!” che ci faceva dire sempre di fronte alle difficoltà, ricordando l'elevazione del corpo sulle punte... Mai fermarsi, continuare sempre - ci raccomandava - in pedana e nella vita».
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