Il Guercino trovato a Casablanca grazie a un collezionista d’arte
In Marocco tre ricettatori - uno forse residente a Modena - hanno proposto a un facoltoso intenditore l’acquisto per un milione di euro. Che però ha avvisato subito la polizia organizzando una trappola
La “Madonna coi santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo”, tela di grandi dimensioni dipinta dal Guercino nel 1639, era stata rubata dalla Chiesa di San Vincenzo in circostanze misteriose tra il 10 e il 13 agosto 2014. Come sempre, la chiesa di corso Canalgrande era rimasta aperta solo per la messa domenicale delle 11. Quattro giorni dopo il portone fu ritrovato aperto dallo stesso parroco (di San Biagio), don Gianni Gherardi. La pala, posta sopra un altare sulla sinistra all’ingresso, era sparita; restava un affresco sottostante. L’allarme non aveva suonato: l’antifurto, nuovo, era disattivato.
Poi più nulla. Le indagini del sostituto procuratore Claudia Ferretti non sono mai smesse, ma i risultati non arrivavano: il caso era difficilissimo.
Ieri mattina in Marocco - due anni e mezzo dopo - durante il solito incontro con i giornalisti di Casablanca, il responsabile del commissariato di Hay Hassani, un quartiere povero e molto affollato, ha dato una notizia “minore”: tre concittadini erano stati arrestati per ricettazione. Uno di loro abitava in Italia, secondo voci forse a Modena. Erano stati trovati in una casa con un quadro rubato in Italia. Tutto qui. Era proprio quel Guercino rubato a Modena: poco dopo sono arrivate conferme dalle autorità italiane. Cos’era successo?
Stando a quanto raccolto dai giornalisti di Casablanca e dall’Ansa, da noi contattati, tutto si è svolto molto velocemente.
Tre marocchini di Casablanca hanno suonato al campanello della villa di un facoltoso concittadino, famoso per essere un conneisseur di arte europea, soprattutto di pittura. All’uomo, stupito della visita, hanno mostrato le fotografie di un quadro. Il facoltoso collezionista ha capito subito che si trattava del Guercino rubato a Modena tempo prima: aveva letto la notizia del clamoroso furto, sapeva persino che poteva valere almeno sei milioni di euro, come disse Vittorio Sgarbi. I tre hanno provato a venderglielo per 10 milioni di dirham, equivalente di 940mila euro: cifra apparentemente modesta, in realtà alta per il rischio che comporta il passaggio di un quadro “scottante” ricercato in tutto il mondo. Così ha messo in piedi un piano per prendere tempo. Improvvisando, si è finto interessato e si è fatto lasciare un numero di telefono.
Appena i tre se ne sono andati, ha contattato la polizia di Casablanca. Con due funzionari della polizia giudiziaria coordinati dalla procura locale, ha organizzato una trappola: il suo scopo, come ha raccontato, era di evitare in ogni modo un coinvolgimento che lo avrebbe potuto incriminare per ricettazione.
Fingendosi interessato ha chiamato il contatto. Gli ha detto che le foto non bastavano, non poteva certo fidarsi. Doveva vedere il quadro dal vero per evitare d prendere una copia o una “crosta”. I tre hanno organizzato un incontro in casa di uno di loro proprio nel quartiere di Hay Hassani.
Il collezionista si è presentato all’appuntamento d’accordo con la polizia. Si è fatto mostrare il quadro e appena ha esaminato la tela confermando che si trattava dell’opera del Guercino hanno fatto irruzione gli agenti. Stando al quotidiano blog locale “hayhassani.com” (in lingua araba), tre sono stati gli arrestati per ricettazione, ma ci sarebbero altre figure di fiancheggiatori, ora indagati a piede libero.
Appena la polizia ha avuto la certezza che il quadro era del tutto simile a quello rubato a Modena nell’agosto 2014 ha avvisato l’Interpol che ha subito contattato i carabinieri del Nucleo Tutela Artistica che da anni stanno indagando sul furto. I carabinieri, a loro volta, hanno avvisato martedì sera il procuratore di Modena Lucia Musti e il sostituto Claudia Ferretti che non aveva mai gettato la spugna scandagliando con tenacia ogni possibile pista.
I tre sono agli arresti, come detto, ma l’indagine ora è solo all’inizio: c’è da capire tutto. A cominciare dall’identità del marocchino residente in Italia,forse a Modena. Il mistero del Guercino rubato ora diventa un film da guardare all’indietro: conosciamo il ritrovamento e i ricettatori, ma nulla della sua storia dal momento del furto in San Vincenzo. Un furto sul quale molto si è ragionato senza però riscontri. Le indagini - inizialmente della Squadra Mobile della polizia di Modena e poi della Tutela Artistica dei carabinieri di Bologna - ipotizzavano un colpo compiuto da più ladri, date le dimensioni della tela. Si era discusso a lungo se il punto di uscita fosse stato il portone trovato aperto in corso Canalgrande o la porticina di via Gherarda senza però arrivare a un punto fermo.
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