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«Vado in Assemblea ma occorre superare il primo renzismo»

«Vado in Assemblea ma occorre superare il primo renzismo»

Fabio Rossi, oggi fuori dalla scena, è tra i delegati eletti: «È cambiato il mondo: basta registi, serve una nuova storia»

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Tra sabato e domenica, se il Pd andrà effettivamente verso la scissione, a sancire la fine del partito, davanti a Renzi, ci sarà un’assemblea nazionale, eletta nel 2013, che politicamente risponde ad un’era geologica fa. C’erano le mozioni congressuali tra Renzi, Cuperlo e Civati. C’era chi, oggi, non ha più sedie e non gode di “premietti”. Fabio Rossi, ex consigliere comunale vicino a Matteo Richetti e per molti papabile assessore, oggi è tornato a tempo pieno al suo lavoro e la politica la vede di riflesso.

Nel week end sarà a Roma?

«Certo, vado. Per senso di responsabilità».

Non si sente un po’ fuori posto: oggi che non ricopre più alcun ruolo, rappresenterà il Pd nel momento più delicato della sua storia.

«Diciamo che ho una prospettiva più larga e distante. Ma forse così si vedono meglio le cose. Non trovo, però, che questa assemblea non sia poi così rappresentativa del momento, anzi... Paradossalmente è più rappresentativa oggi, con fuoriusciti e disimpegnati. È lo specchio di come sono andate le cose».

Non è un mistero il suo ruolo di primo piano in città per Renzi in tempi non sospetti. Cosa è cambiato?

«È cambiato il Paese, è cambiato il mondo, è cambiata casa nostra. Lo stesso schema, applicato oggi, è vecchio e non rappresentativo. Serve una nuova lettura. Penso che tutti ne siano consapevoli».

Perchè si è sfilato?

«La passione per la politica resta e rimane e penso che possa essere vissuta in modo più o meno attivo. Più che di distacco parlerei di un differente tipo di impegno».

Distacco da Richetti? Lei era il suo braccio destro...

«La mia adesione al Pd nasce nel 2007, con l’appoggio alla mozione Letta, sul quale convergevano diverse figure, tra cui anche quella di Matteo. È evidente che così come è cambiato lo scenario politico nazionale, oggi è un po’ riduttivo collocarsi tra correnti o gruppi. Serve una visione aperta. Non ha senso oggi stare in scia con l’uno o con l’altro. Riconosco a Matteo (Richetti) il tentativo di prendere anche lui questa strada».

Di cosa c’è bisogno oggi?

«Dal mio piccolo osservatorio, più che cercare un nuovo Prodi o un vecchio Renzi, c’è da cercare una bella storia. Il film prima necessita di sceneggiatura, dopo cerchiamo attori e regista, ora manca proprio la storia».

Tradotto?

«Credo che il profilo più ragionevole sia quello di chi invoca un rallentamento per permettere il confronto: penso sia la soluzione più ragionevole. In famiglia si discute, sul tavolo si mettono tutti i motivi di convergenza e si trova una strada comune. In questo senso i tentativi di qualche dirigente nazionale - Orlando, ndr - sono da apprezzare».

Se invece sarà scissione?

«Se non c’è convergenza il rischio è quello di non essere capiti, scollarsi definitivamente dai bisogni del Paese e consegnare il futuro a forze populiste».

Davide Berti

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