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«Il fascismo non è ancora morto»

«Il fascismo non è ancora morto»

Bruno Segre: «E invece bisogna sapere accogliere e convivere»

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NONANTOLA. Memoria, migrazione, convivenza. Tre temi all’apparenza diversi, ma in fondo collegati, non fosse altro che per la loro attualità. Temi che a Nonantola sono stati esplorati da Bruno Segre, all’associazione culturale La Clessidra. Segre, questi tre temi, li ha vissuti di persona. Ebreo classe 1930, è sopravvissuto agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, e ha dedicato la vita al dialogo tra le culture, in particolare tra quella palestinese ed israeliana.

«La differenza rispetto alla mia epoca è che allora non si scappava in cerca di rifugio, ma per non finire nelle camere a gas», ha esordito Segre, che ha poi ripreso il concetto di “banalità del male”, teorizzato da Hannah Arendt, collegandolo all'attualità delle migrazioni dei richiedenti asilo: «Quello che rischiamo oggi è di essere tanti Eichmann. Dopo settant’anni si vedono risposte di tipo fascista. Dobbiamo domandarci perché il mondo va in questa direzione». Il riferimento è all’elezione di Trump negli Stati Uniti ed ai vari muri eretti in tutto il mondo. A questo, ha detto Segre, «bisogna reagire con delle alternative» e ha portato l’esempio del villaggio di Neve Shalom - Wahat al salam, vicino a Gerusalemme, in cui vivono, in pace, trenta famiglie israeliane e palestinesi. (ev)

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