Meta ricostruisce e amplia Ma c’è la grana amianto
San Felice. Partiti i lavori nello stabilimento dove morirono tre persone nel 2012 Ispezione dell’Ausl che sospende i trattamenti dei materiali sospetti tra i rottami
SAN FELICE. La bella notizia è che sono partiti i lavori di ricostruzione dello stabilimento Meta a San Felice, devastato dai crolli che cinque anni fa uccisero purtroppo tre persone. Vicenda che come noto sfociata in un processo penale, nel quale sono imputati il sindaco, il capo dell’ufficio tecnico e il progettista che autorizzò - con il concorso del Comune - la ripresa dei lavori. Due giorni prima di quel maledetto 29 maggio.
La notizia meno buona, che è emersa ieri durante il sopralluogo dell’Ausl, ma che parecchi cittadini avevano già segnalato a più riprese, è che l’area - anche questa - è caratterizzata da massiccia presenza di materiali sparsi, potenzialmente contaminanti, all’amianto.
Gli ispettori hanno infatti sospeso i lavori di rimozione delle macerie, che erano iniziati mercoledì con l’ausilio di una grossa pala meccanica. In mezzo alle macerie normali erano presenti i frammenti potenzialmente contaminati da amianto, ovvero le onduline del tetto che è crollato cinque anni fa, anche addosso a morti e feriti. E che è rimasto lì per tanto tempo.
Al di là dell’esito formale dell’ispezione dell’Ausl, si tratta di una problematica per la quale la gente fatica ad ammettere presunte scorciatoie, tantomeno a San Felice, segnata dalla vicenda Bianchini-montagna all’amianto.
L’Ausl invece ha consentito la prosecuzione dei lavori nell’ex Scatolificio Manfredini, che si è trasferito altrove e ha ceduto il capannone (quello è rimasto in piedi) alla stessa Meta, che potrà così ampliare lo stabilimento, una volta ricostruito. I lavori di rimozione delle onduline dal tetto avvengono con l’ausilio di personale attrezzato, e dopo avere trattato il materiale con la vernice che impedisce la diffusione di particelle cancerogene.
In tutto una superficie coperta di circa tremila metri quadrati, per la quale la Regione - pratiche Sfinge - ha erogato un contributo di ricostruzione di quasi cinque milioni d euro.
I lavori sono stati affidati ad una ditta imolese, la Orioli, e la direzione affidata all’ingegnere Franco Guagliumi, già conosciuto in zona, dello studio Age-Costi di Medolla. Guagliumi tra l’altro aveva prodotto per il titolare della Meta, Paolo Preti, una consulenza per il giudice penale che indagava per i reati di omicidio colposo, abuso edilizio e falso. Come noto, all’esito dell’udienza preliminare Preti è stato scagionato, In sostanza perché, secondo il giudice, aveva la competenza per fare i lavori che erano stati considerati abusivi, e che avrebbero dovuto garantire una prima sicurezza dello stabilimento, qualche giorno prima del 29.
Secondo i dati della Regione, la ricostruzione della Meta, che ora è provvisoriamente “delocalizzata” a Bomporto, costerà sui 15 milioni di euro.
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