Gli inquilini del palazzo: «Temevamo per il tetto»
San Cesario. Tra i condomini il giorno dopo il rogo costato la vita a Marco Caredda «Tragedia annunciata? Problemi non ce n’erano, aspettiamo l’esito dell’indagine»
SAN CESARIO. È stata una giornata di calma dopo la tempesta, quella di ieri a San Cesario, in corso Vittorio Veneto. È stata infatti la prima dall'incendio che ha coinvolto il condominio al civico 79, durante il quale ha perso la vita Marco Caredda, ex operaio originario della Sardegna. Il tutto è cominciato sabato mattina, da un cortocircuito a un televisore verificatosi in camera di Enea Frisiotti, figlio di Tiziana Tubertini, compagna di Marco. Quando l'incendio è iniziato, Enea si trovava in un'altra stanza, e si è accorto delle fiamme solo in un secondo momento. Resosi conto del denso fumo nero che aveva avvolto l'appartamento, è corso a salvare la madre, portandola fuori dall'appartamento. Enea ha poi cercato di rientrare per salvare Marco, ma le fiamme ed il calore non glielo hanno permesso. Una vicina ha visto Marco e Tiziana fuggire dalle fiamme, e ha avvertito i vigili del fuoco. Una volta arrivati sul posto, giunti anche da Modena e Vignola, hanno dovuto affrontare fiamme alte sei metri, che li hanno tenuti impegnati per diverso tempo. La situazione è tornata alla normalità in serata, quando gli inquilini del primo piano sono potuti tornare nelle proprie case. Il secondo piano, invece, è stato devastato dall'incendio, ed è tuttora inagibile. «Le avvisaglie della tragedia c'erano», ha commentato Luciano Rosi della lista Viva San Cesario, unendosi alla voce di chi ha descritto il fatto come una tragedia annunciata. C'era infatti chi aveva segnalato alle forze dell'ordine l'appartamento, dalle cui finestre, secondo il racconto, venivano gettate sigarette e frutta, nonché cartoni infuocati ed olio esausto. Il giorno dopo, i residenti del civico 79 scelgono la riservatezza, sollevati dallo scampato pericolo: «C'erano dei comportamenti particolari, ma non parlerei di tragedia annunciata - commenta un inquilino -. Per il resto, noi siamo tranquilli». «C'è un'indagine in corso - dice un altro vicino -. Problemi in casa non ne abbiamo avuti, per il resto aspettiamo notizie dalle autorità. Con la famiglia avevamo rapporti condominiali, loro facevano la loro vita e noi la nostra».
«Noi siamo tranquilli, non abbiamo avuto paura - dice Teresa Lopis, della Gelateria Perini Oscar - Certo, c'è stato il rischio che crollasse il tetto. Della famiglia conoscevamo un po' il ragazzo, i genitori li ho visti pochissimo. La cosa importante, per noi esercenti, è di poter ricominciare, anche per il supermercato».
Il piccolo supermercato situato al pian terreno dell'edificio ha infatti dovuto gettare molti alimenti, inquinati dalle condizioni, e pulire a fondo, a causa del pessimo odore che aveva invaso l'ambiente.
Il corpo di Marco, estratto dai vigili del fuoco, ieri si trovava ancora nel reparto di Medicina Legale del policlinico, in attesa di essere restituito ai suoi cari per il funerale.
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