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Guerra: «Scissione sempre più vicina»

di Gabriele Farina
Guerra: «Scissione sempre più vicina»

La senatrice: ormai clima di chiusura totale. Richetti: va recuperata una linea politica. Vaccari: grande sforzo per l’unità

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Il Partito democratico si scinde... sulla scissione. Da ieri Matteo Renzi non è più il segretario del Pd. Domani il reggente Matteo Orfini aprirà la direzione nazionale che porterà al congresso e al successore dell'ex presidente del Consiglio. L'ex sindaco di Firenze s'è ricandidato, ottenendo almeno un voto.

«Il leader del Pd è Renzi - ha ribadito Matteo Richetti - se qualcuno ritiene che sarà un altro lo sfidi in campo aperto». Per il deputato modenese ex Margherita non ha senso parlare di scissioni perché «esse avvengono su un dato di non condivisione».

Non la vede così Maria Cecilia Guerra. «Se non ci saranno novità di rilievo - ha affermato la senatrice Pd - la scissione è molto probabile, visto il clima di chiusura totale. È una scelta che faranno Speranza, Bersani e tanti altri, tra cui io nel mio piccolo».

Insomma, per alcuni lo strappo si può ricucire, per altri no. «L'unica questione aperta resta il tema della data del congresso - ha ripreso il politico di Spezzano - ma la linea del segretario, totalmente condivisa, è di chiudere i lavori prima delle prossime elezioni amministrative. Il rischio è che qualcuno intenda rompere il grande progetto del Pd per fare un congresso sessanta giorni prima o dopo».

«Non è un problema di data - ha ribadito la nonantolana, ex viceministro del Lavoro - perché non stiamo contrattando. Il fatto è questo: cosa deve essere il congresso? Quale atteggiamento dobbiamo avere rispetto al lavoro, alle imposte, alla legge elettorale, a tutti i temi su cui siamo divisi? Serve un confronto anche sui nostri iscritti».

Per Richetti «il Pd ha bisogno come il sangue di una linea politica». Per Guerra «non stiamo discutendo del leader». Entrambi sono contro le elezioni anticipate. Il primo ha suggerito pubblicamente all'ex sottosegretario del Pd di desistere. «Renzi racconta una storia diversa - ha aggiunto la seconda - ma lui voleva votare a febbraio. Sarebbe stato un suicidio per il Pd e per il Paese. Abbiamo un governo a guida del Pd, che andrebbe sostenuto e incentivato. Dobbiamo fare una buona legge elettorale, non due monconi di legge elettorale, negative per i capilista bloccati alla Camera e il collegio regionale al Senato. Così, soltanto chi ha molti soldi e sponsor robusti può fare campagna elettorale».

Un appello contro la scissione è stato fatto anche da Stefano Vaccari. «Abbiamo lavorato tanto in settimana per raccomandare unità - ha ricordato il senatore Pd - e chiedere un grande sforzo perché non siano i destini personali i punti di cui si discute». L'ex assessore provinciale ha ricordato il messaggio del coordinatore dei Giovani democratici («Dove sono i valori?», ha chiesto Massimo Zunino), invocando il «bell'incontro programmatico sulle idee di Orlando, ripreso anche da Michele Emiliano». Il governatore della Puglia ha dapprima ammonito Renzi di «andare incontro a Waterloo» per poi confermargli la fiducia. «Un ulteriore tentativo di mediazione», ha commentato Guerra. La foto che ritrae Renzi ed Emiliano stringersi la mano sotto gli occhi attenti di Orfini è rimbalzata centinaia di volte, postata da elettori delusi.

I sondaggi Ipsos, intanto, danno il Movimento 5 Stelle primo partito in Italia. «Alla vigilia delle europee davano un “testa a testa” - ha chiosato Richetti - e poi s'è visto com'è andata». Guerra ha invitato a esaminare i contenuti. «Il segretario dimesso convoca il Lingotto in una specie di Leopolda - ha concluso l'ex viceministro - ma abbiamo bisogno di una discussione comune, oppure anche essere in un partito con Salvini è lo stesso...».

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