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«Accessi selezionati non a caso»

«Accessi selezionati non a caso»

Esplodono i web genitori: «I ragazzi devono seguire gli studi per cui sono portati»

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«Se lo studio è un diritto allora le scuole devono avere le possibilità per far frequentare tutti. I ragazzi devono studiare quello che piace di più, dove si sentono portati e non dove trovano posto!» È questo il commento di Jessica Pongiluppi che sulla pagina Fb della Gazzetta di Modena interviene sulla “lotteria delle iscrizioni” che, in queste settimane, affligge i genitori modenesi.

Un tema più che sentito visto che in poche ore sono arrivati decine e decine di commenti sul caso della studentessa che si è vista chiudere le porte in faccia da ben tre scuole, Selmi, Cattaneo e Venturi, prima di sbarcare forzatamente al liceo Muratori, prima scuoloa dove ha trovato posto e dove l’hanno accettata.

Un deformazione del sistema scolastico? Per i modenesi intervenuti, a parte qualche spunto polemico di troppo, non ci sono dubbi che il meccanismo d’iscrizione penalizzi la buona volontà, soprattutto per selezionare con un sorteggio gli studenti “di troppo”.

«Ho provato a chiedere chiarimento sul metodo dell’estrazione a sorte - commenta Catia Marchione - ma mi è stato risposto che questo metodo è adottato da quindici anni. Non per questo è giusto, si potrebbe anche cambiare».

«Complimenti, bel risultato - scrive sfiduciato Marco Lancellotti - Siamo proprio caduti in basso. È dalla scuola che si costruisce il futuro di una nazione. Se queste sono le prospettive ...» «Non capisco, sono piccole le scuole? - gli fa eco Matteo Panza - O in provincia non ci sono scuole e allora vengono tutti nel capoluogo?»

«Mi rendo conto - obietta Paolo Ceriati - che corro il rischio di dare un’opinione più con il cuore che con la testa, ma non posso credere che uno studente rischi di non frequentare la scuola che preferisce e debba adeguarsi a un sosrteggio». C’è anche chi invece fa proposte innovative e costruttive: «Più che il sorteggio sarebbe giusto un test attitudinale - propone Marzia Bervini - per far entrare i più portati in un determinato istituto. Certo, si farebbe più fatica mentre con il sorteggio si fa prima. Povera Italia!»

C’è chi, come Mauro Magnoni, liquida la vicenda con una battuta amara: «La meritocrazia sta all’Italia come la democrazia alla Corea del Nord» e chi invece punta il dito sul governo: «A che servono i titoli di studio? - chiede ironicamente Enrico Gherardini - Vedete quelli della signora che guida il Ministero dell’Istruzione».

«I meriti dipendono più dagli insegnanti che dal livello raggiunto negli studi» conclude Laura Morini. (s.c.)

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