«Casari è accusato senza prove »
Caso Policlinico, la difesa: «Contro l’ex presidente Cpl mancano indizi concreti»
Roberto Casari va prosciolto. Non esiste neppure una prova indiziaria che lo indichi autore di un turbativa d’asta. Non ci sono elementi investigativi che lo riconducano a un accordo di collusione con l’ex direttore del Policlinico Stefano Cencetti; i due non si sono mai conosciuti. Quanto al nuovo impianto di termovalorizziatore, ha permesso solo grandi risparmi al Policlinico attraverso una variante d’opera regolare. Così ieri l’ex presidente della coop Cpl, come sempre presente in aula, è stato difeso a spada tratta dai suoi legali gli avvocati Massimo Vellani e Roberto Chiossi che hanno entrambi concluso con la richiesta al giudice di non luogo a procedere «perché il fatto non sussiste». È stato l’intervento principale all’udienza preliminare per il caso “Last Business”, che sviscera gli appalti e le contestate corruzioni al Policlinico nell'era Cencetti (2008-2012, il periodo 2009-2010 entra in zona prescrizione).
In un’ora e mezza i suoi difensori hanno spiegato perché l’ex presidente della potente cooperativa di Concordia è in realtà “finito nel mazzo” delle accuse di combine sottobanco coi colossi cooperativi e di mazzette, il cosiddetto “Sistema Cencetti”. Casari, ha spiegato Vellani, viene citato solo in una intercettazione ambientale tra Cencetti e il direttore commerciale Cpl Nicola Verrini (citata più avanti). Tuttavia, se non sono state trovate tracce di questo accordo, non c’è alcuna traccia di collusione. L’illecito riguarda l’impianto di trigenerazione. Ma questo era stato in realtà frutto si un assegnazione da parte del colosso coop Ccc nell’ambito dell’Appaltome mentre le varianti approvate e oggi contestate dalla Procura, secondo la difesa, sono state in realtà decise tra tecnici Cpl e del Policlinico proprio per una questione di risparmio energetico e finanziario. Grazie a quell’investimento aggiuntivo oggi, ha detto Vellani, il Policlinico risparmia 800 mila euro all’anno. L'avvocato Chiossi ha incalzato il pm Marco Niccolini: «La cosa più difficile in un processo è difendersi dal nulla. Qui c'è un'unica intercettazione, dell'8 febbraio 2012 - ha detto tornando al colloqui Cencetti-Verrini - ma il fatto che viene attribuito a Casari è del 6 giugno 2011...» E proposito del colloquio: «Qui in Regione - disse Cencetti - ho saputo che mi vogliono mandare via, devi dire al tuo presidente di intervenire». Verrini chiamò Casari ma questi rispose: «Se lo vogliono mandare via, vuol dire che ne metteranno uno più bravo».
Carlo Gregori
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
